Proxigas (Associazione Nazionale Industriali Gas) e Assotermica (Associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici) hanno siglato un Protocollo d’Intesa per sostenere gli impieghi dei gas rinnovabili negli usi finali.

Una firma congiunta e un impegno comune per una decarbonizzazione pragmatica e sostenibile. L’accordo di collaborazione (firmato da Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas, e da Giuseppe Lorubio, presidente di Assotermica) va in questa direzione: valorizzare il ruolo dei gas rinnovabili per la transizione energetica.
“Serve un approccio basato sulla neutralità tecnologica – ha dichiarato Pier Lorenzo Dell’Orco. È necessario affiancare all’elettrificazione soluzioni complementari che permettano a tutti i cittadini di essere protagonisti della transizione energetica a costi sostenibili”.
Il parco edilizio italiano è lontano dalla Classe A
Il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo essenziale per il Paese. Circa il 70 per cento delle famiglie italiane lo utilizza per il riscaldamento. A questo dato si aggiunge quello legato a limiti strutturali del patrimonio edilizio. In questo contesto, i gas rinnovabili rappresentano una soluzione immediata per la decarbonizzazione: valorizzano le infrastrutture esistenti senza richiedere ulteriori investimenti da parte dei consumatori finali.
“La completa elettrificazione dei consumi domestici non è un obiettivo realistico – ha aggiunto Dell’Orco. Serve un approccio basato sulla neutralità tecnologica È necessario affiancare all’elettrificazione soluzioni complementari, che permettano a tutti di essere protagonisti della transizione energetica a costi sostenibili”.
Proxigas e Assotermica – insieme ad Assogas, Federchimica-Assogasliquidi e Utilitalia – nel 2024 hanno commissionato uno studio sul patrimonio immobiliare italiano (Decarbonizzazione dei consumi termici residenziali). Il rapporto partiva dagli obiettivi fissati dalla Direttiva UE Case Green (EPBD) in termini di riduzione dei consumi energetici negli edifici. La fotografia che emerge dal lavoro rappresenta un parco residenziale sostanzialmente vecchio. Oltre il 70 per cento degli immobili è stato costruito prima degli anni ’80.
Su un totale di circa 30 milioni di edifici, 16 milioni sono posizionati nelle ultime classi energetiche, F e G. Irrealisticamente sono elettrificabili. “I dati mostrano, infatti, che questa conversione all’elettrico non sta avvenendo” – ha concluso Dell’Orco.
“Come conciliare questa realtà con le esigenze di decarbonizzazione degli usi finali? Con i gas rinnovabili. Oggi biometano, nel prossimo futuro idrogeno, poi gas sintetici”.
Gas rinnovabili, alleati della decarbonizzazione
Insomma, i gas rinnovabili esistono. Biometano, idrogeno e metano sintetico sono la valida risposta alla domanda su come decarbonizzare gli usi finali. Coniugano la fattibilità tecnica con la sostenibilità economica, usando infrastrutture e apparecchiature esistenti, e riducendo l’impronta carbonica.
“Troppo spesso il dibattito sulla decarbonizzazione dei consumi termici si avvita sui presunti meriti o demeriti di questa o quella tecnologia – ha commentato Giuseppe Lorubio, presidente di Assotermica . Ma il miglior viatico per la transizione energetica negli edifici è la combinazione di più efficienza e di quote crescenti di vettori rinnovabili”.
Assotermica – che rappresenta produttori di tecnologie che entrano nelle case dei consumatori finali – è convinta sia fondamentale agire su due leve: rinnovare gli apparecchi per consumare meno ed emettere quindi meno (abbiamo la maggior parte degli impianti assai vetusti). E far entrare nelle abitazioni più fonti rinnovabili.
“Questa collaborazione sarà fondamentale anche per dare risposte chiare, rapide e condivise ai decisori politici, affinché possano affrontare le sfide del nostro tempo in maniera più efficace”.
“Non esistono scorciatoie per la decarbonizzazione. Deve essere economicamente sostenibile per le famiglie e per le aziende”. La sostenibilità sociale resta uno dei cardini sui cui deve basarsi il processo di decarbonizzazione. “Sul tema – ha concluso Lorubio – la politica europea spesso è entrata a gamba tesa e in maniera scoordinata”.






