Stop al fotovoltaico: in Bosnia un piccolo Comune blocca un maxi-impianto

Proteste dei residenti contro il maxi-impianto fotovoltaico. Il Consiglio comunale di Gacko, nella Bosnia-Erzegovina sud-orientale, ha revocato all’unanimità il sostegno a un grande progetto fotovoltaico da circa 200 MW previsto su 200 ettari di terreno agricolo pubblico.

(c) ImagoEconomica

La decisione di bloccare il progetto per l’impianto fotovoltaico rappresenta uno dei più significativi casi recenti di opposizione locale allo sviluppo delle fonti rinnovabili nei Balcani. La vicenda mette in evidenza le difficoltà di conciliare transizione energetica, tutela del territorio ed esigenze economiche delle comunità locali.

La protesta locale ferma il progetto

L’Amministrazione comunale ha scelto di accogliere le richieste della cittadinanza dopo una forte mobilitazione popolare. A pesare sulla decisione è stata una petizione sottoscritta da circa 1.700 residenti; un dato particolarmente rilevante, considerando che il Comune contava meno di 9.000 abitanti al censimento del 2013.

Il progetto, dal valore complessivo di 170 milioni di marchi bosniaci, equivalenti a circa 87 milioni di euro, prevedeva la costruzione di un grande impianto fotovoltaico in un’area utilizzata anche per il pascolo del bestiame. Proprio questo elemento ha alimentato l’opposizione della popolazione locale.

I villaggi di Černica, Stepen e delle aree circostanti basano infatti una parte importante della propria economia sull’allevamento bovino e sulla produzione lattiero-casearia. Secondo le stime locali, la produzione annuale supera i 500.000 litri di latte.

Fotovoltaico e utilizzo del suolo, equilibrio delicato

La vicenda di Gacko evidenzia una questione sempre più centrale nello sviluppo delle energie rinnovabili: l’utilizzo del suolo. Negli ultimi anni, molti grandi impianti fotovoltaici in Europa sudorientale sono stati progettati su terreni agricoli o aree rurali, generando tensioni con le comunità locali preoccupate per la perdita di superfici produttive e per l’impatto sulle attività tradizionali.

Anche in altri Paesi europei il tema del consumo di suolo è diventato oggetto di dibattito politico e sociale. In diversi casi, Amministrazioni locali e residenti chiedono che i nuovi impianti vengano installati su aree industriali dismesse, cave, terreni marginali o superfici rocciose, limitando l’occupazione di terreni agricoli fertili.

Non è il primo caso nei Balcani

La mobilitazione contro il maxi impianto fotovoltaico non rappresenta un episodio isolato. Nel recente passato, in Bosnia-Erzegovina, altre proteste locali avevano già portato al blocco di due progetti eolici. In tutta l’area dei Balcani occidentali, la crescita delle rinnovabili si confronta sempre più spesso con problematiche legate alla pianificazione territoriale, alla tutela ambientale e al coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali.

Il caso di Gacko potrebbe quindi diventare un esempio emblematico delle sfide che accompagneranno la transizione energetica nella regione nei prossimi anni.

Alla ricerca di un nuovo sito

Nonostante lo stop al progetto originario, il Comune di Gacko non ha escluso la possibilità di individuare una nuova area per ospitare l’impianto fotovoltaico. L’Amministrazione si è detta fiduciosa nel trovare un sito alternativo, preferibilmente in una zona rocciosa, molto diffusa nell’Erzegovina orientale e considerata più adatta per infrastrutture energetiche di questo tipo.

Questa soluzione potrebbe consentire di mantenere gli investimenti nel settore delle rinnovabili senza compromettere le attività agricole e zootecniche locali.

La Bosnia accelera sulla transizione energetica

Il progetto fotovoltaico di Gacko si inserisce nel più ampio percorso di transizione energetica della Bosnia-Erzegovina, Paese ancora fortemente dipendente dal carbone per la produzione di energia elettrica. Negli ultimi anni Sarajevo ha avviato una strategia per aumentare significativamente la capacità installata da fonti rinnovabili non idroelettriche, con particolare attenzione a fotovoltaico ed eolico.

Secondo gli obiettivi energetici nazionali, il Paese dovrà installare ulteriori 1,5-2 GW di nuova capacità rinnovabile entro il 2030 per allinearsi agli standard europei e ridurre le emissioni climalteranti. Tuttavia, il caso di Gacko dimostra come la realizzazione concreta dei progetti possa incontrare forti resistenze territoriali, soprattutto quando vengono percepiti rischi per le economie locali.

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