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  • Asia, costi evitati per 34 miliardi di dollari grazie al sole

    La crisi russa e la difficoltà dell’approvvigionamento hanno spinto i prezzi del gas naturale a livelli mai raggiunti prima, con un conseguente forte aumento dei costi energetici. Costi che sarebbero stati ancora più impattanti senza il contributo delle fonti rinnovabili. È questa la tesi sostenuta dal rapporto The sunny side of Asia, pubblicato dal Center for Research on Energy and Clean Air (CREA) in collaborazione con l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA). Lo studio rileva come in sette Paesi chiave - Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Filippine e Thailandia - grazie al contributo della fonte solare è stata evitata l’importazione di combustibili per miliardi di dollari, oltre ad aver rafforzato la sicurezza energetica. In particolare, secondo il rapporto, nel periodo gennaio-giugno 2022 i costi evitati sono stati pari a circa 34 miliardi di dollari. La Cina capeggia la particolare classifica con 21 miliardi di dollari di costi evitati per ulteriori importazioni di combustibili fossili. L'energia solare ha soddisfatto infatti il 5 per cento della domanda totale di elettricità. A seguire il Giappone con 5,6 miliardi di dollari, l’India con 4,2, il Vietnam con 1,7 miliardi di dollari grazie all’11 per cento soddisfatto dal solare, e la Corea del Sud con 1,5. In Thailandia e nelle Filippine, dove la crescita del fotovoltaico è stata più lenta e ha rappresentato nei primi sei mesi del 2022 rispettivamente il 2 e l’1 per cento della generazione elettrica, i potenziali costi evitati raggiungono i 209 e i 78 milioni di dollari. “Negli ultimi mesi - ha dichiarato Vibhuti Garg, Direttore per l’Asia meridionale presso lo IEEFA - la dipendenza dalle importazioni di carbone e gas si è rivelata costosa e inaffidabile. Il passaggio alle fonti rinnovabili come il fotovoltaico può aiutare a ridurre i costi complessivi del sistema e anche gli oneri per i consumatori, producendo un abbassamento delle tariffe”. Il rapporto ha anche analizzato lo sviluppo dell’energia solare nell’ultimo decennio e stimato la crescita, che si prevede del 22 per cento medio annuo fino al 2030 nelle cinque principali economie asiatiche: Cina, India, Filippine, Giappone e Indonesia. Tuttavia, lo studio evidenzia la necessità di investire nella stabilizzazione della rete e di riforme del mercato elettrico per aumentare la partecipazione del settore privato.

  • Eolico, la Corte costituzionale tedesca ridà fiato alle turbine

    L’eolico onshore è spesso contrastato nei territori che lo ospitano, per il suo impatto ambientale. Inoltre, talvolta capita di doversi rapportare con leggi locali in concorrenza con la normativa nazionale e comunitaria e che ne limitano lo sviluppo. È il caso della Turingia, regione della Germania centro-orientale, dove la cosiddetta Legge sulle foreste (Thüringer Waldgesetz -ThuerWaldG) vieta senza eccezioni l’installazione di turbine eoliche. Ora, una sentenza della Corte costituzionale tedesca ha stabilito che tale legge è nulla, sia in quanto incompatibile con la Costituzione sia perché la Turingia non ha competenza legislativa in materia. Una sentenza storica, che a parere delle associazioni di settore tedesche potrebbe dare nuovo sviluppo alla fonte eolica in Germania. In particolare, secondo la Bundesverband WindEnergie (BWE) - che con oltre 20.000 membri rappresenta una delle più grandi associazioni mondiali per le energie rinnovabili - le aree forestali che sono state gravemente danneggiate da siccità, malattie o infestazioni da parassiti potrebbero essere utilizzate per la costruzione di parchi eolici e successivamente sottoposte a opera di rimboschimento proprio con i proventi della produzione di energia. “La decisione dei giudici di Karlsruhe - ha dichiarato Hermann Albers, presidente di BWE - è un segnale importante per l’identificazione delle aree idonee su cui realizzare gli impianti. La Corte ha ritenuto che la Turingia, così come gli altri Stati federali, non abbiano la competenza legislativa per vietare senza eccezioni l’installazione di turbine eoliche nelle aree forestali”. La Germania ha un totale di 11,4 milioni di ettari di aree forestali e meno dello 0,01 per cento sono attualmente destinati ad ospitare impianti per la produzione di energia da fonte eolica. All’inizio del 2022 il governo tedesco ha approvato modifiche legislative che obbligano i 16 Stati federali a rendere disponibile tra l’1,8 e il 2,2 per cento della propria superficie per le turbine entro la fine del 2032. La Germania punta a installare impianti eolici onshore per un totale di 115 GW entro il 2030.

  • Rinnovabili, la Grecia verso il record di installazioni in un anno

    La crisi del gas ha reso ancor più evidente la necessità di accelerare lo sviluppo di nuovi impianti di generazione rinnovabile. Strada che sembra aver intrapreso con decisione la Grecia, che ha aggiunto nei primi sei mesi del 2022 nuova capacità rinnovabile pari a 888 MW. Un risultato che si prevede in ulteriore aumento nel secondo semestre, così da poter raggiungere l’obiettivo del ministero dell’Ambiente e dell’Energia di 2 GW di nuova capacità installata a fine anno. Un record che consentirebbe di superare la soglia dei 10 GW complessivi. In particolare, secondo l’ultimo rapporto del DAPEEP, il gestore del mercato nazionale delle FER, da gennaio a giugno sono stati installati 91 MW di eolico e 679 MW di fotovoltaico, che grazie anche all’apporto dei pannelli solari sui tetti è ora la prima fonte rinnovabile in termini di capacità installata nel Paese. A questi va aggiunto il contributo dei nuovi impianti idroelettrici, delle biomasse, del biogas e della cogenerazione. Nell’estate 2022 il Parlamento greco ha anche approvato una legge per la promozione e lo sviluppo dell’energia eolica offshore, con l’obiettivo di raggiungere 2 GW di capacità entro il 2030. La nuova legge ha introdotto una serie di semplificazioni per le licenze e nuove misure in termini di salvaguardia ambientale. Attualmente la Grecia ha una capacità rinnovabile installata di 9,42 GW.

  • Dalle steppe del Kazakistan, 2 milioni di tonnellate di idrogeno verde

    Rinnovabili, storage, idrogeno. È questo il tris che si gioca ormai in ogni Paese per scommettere su un mondo carbon neutral. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il Kazakistan dove è in fase di sviluppo un progetto per la realizzazione di un impianto per la produzione di idrogeno verde da 20 GW vicino alla città costiera di Kuryk. Con un costo previsto di 40 miliardi di dollari, il progetto prevede l’installazione di parchi eolici e fotovoltaici nelle steppe del sud-ovest del Paese, per una capacità complessiva di 40 GW, che serviranno ad alimentare l’impianto a elettrolizzatori per la produzione di idrogeno. I promotori stimano che, una volta a regime nel 2032, l’impianto sarà in grado di produrre fino a 2 milioni di tonnellate di idrogeno verde l’anno, pari al 20 per cento delle importazioni previste dalla UE nel 2030. Entro la fine di novembre 2022 è prevista la firma di un memorandum d’intesa tra il governo del Kazakistan e l’Unione Europea, che sancirà una partnership strategica proprio su idrogeno verde, batterie e materie prime sostenibili. Le vaste steppe del Kazakistan presentano eccellenti condizioni di vento tutto l’anno e un irraggiamento solare molto più intenso rispetto ai Paesi dell’Europa centrale.

  • Basta argento! Con il rame, fotovoltaico più efficiente ed economico

    Migliorare l’efficienza e ridurre i costi: un mantra che investe ormai sia la vita quotidiana sia ogni ambito produttivo, anche quello delle fonti rinnovabili. In Australia la Clean Energy Finance Corporation (CEFC) ha annunciato un investimento di 7 milioni di dollari per sostenere la commercializzazione di una nuova tecnologia per i pannelli solari. L’agenzia del governo australiano che supporta società per implementare programmi per lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale sta promuovendo un sistema produttivo che prevede il rame come materiale conduttivo in sostituzione dell’argento, solitamente usato nel settore delle celle fotovoltaiche, in modo da migliorarne l’efficienza e ridurne al contempo i costi. Il rame è infatti quasi cento volte più economico, oltre che più abbondante. “Questa tecnologia - ha dichiarato Ian Learmonth, CEO di CEFC - ha il potenziale per rivoluzionare la produzione di celle fotovoltaiche e lo sviluppo di un’industria manifatturiera australiana. Migliorare la capacità di produzione aumenterà la resilienza alle interruzioni della catena di approvvigionamento e consentirà una ulteriore diffusione del solare”. In Australia, dove oltre il 30 per cento delle abitazioni hanno installato pannelli sui tetti, il CEFC ha già impegnato 1,5 miliardi di dollari in progetti solari su larga scala, per una capacità di generazione pari a 2,1 GW. L’International Energy Agency (IEA) prevede che la capacità di generazione solare raggiungerà nel 2030 in tutto il mondo i 2.550 GW.

  • Pannelli solari, dall’Australia un’idea per il riciclo

    Come ogni cosa, anche i pannelli fotovoltaici sono soggetti all’usura del tempo, con la conseguente necessità di una loro sostituzione. Aprendo così la strada a un nuovo problema: il loro riciclo, soprattutto quando siamo di fronte a singole o piccole installazioni. In presenza di bassi volumi di rifiuti, infatti, il riciclo dei moduli fotovoltaici in silicio è spesso non economicamente fattibile a causa dell’alto costo di lavorazione. Una recente ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università del New South Wales, in Australia, sembra aver individuato un procedimento ecologico, ad alto rendimento e basso costo, per gestire e riciclare i moduli fotovoltaici dismessi. I ricercatori australiani hanno messo a punto un processo che prevede l’utilizzo della separazione elettrostatica per raccogliere ed estrarre materiali preziosi dai pannelli solari. Dopo la raccolta dei pannelli e la loro rimozione del telaio in alluminio, avviene la triturazione delle celle e l’utilizzo di una separazione elettrostatica per produrre una miscela di argento, rame, alluminio e silicio che rappresenta solo il 2-3 per cento del peso originale del modulo fotovoltaico. Materiale che così recuperato sarebbe pronto per essere spedito a un impianto per la purificazione e la lavorazione. “Questo processo - ha dichiarato Pablo Dias, a capo del gruppo di ricerca - non utilizza sostanze chimiche, non inquina, e produce polvere dalla frantumazione dei pannelli che è possibile gestire anche con bassi volumi e in strutture più facilmente localizzabile vicino alla fonte, con un minore impatto anche a livello di trasporto”. Attualmente l’Australia ha poca capacità di riciclare i pannelli solari quando raggiungono il loro fine vita; un problema sempre più urgente data l’elevata diffusione del solare sui tetti. Si prevede che il Paese genererà 145.000 tonnellate l’anno di rifiuti fotovoltaici entro il 2030.

  • Gas e stoccaggi, all’Italia serve un Piano B

    L’inverno è ormai alle porte e, nonostante il riempimento degli stoccaggi, è alto il rischio che si verifichino alcune condizioni avverse che renderanno energeticamente difficoltoso scollinare verso la primavera. Diventa quindi fondamentale che il nuovo Governo inizi a preparare un piano da mettere in campo in caso di emergenza. Ne parla con la consueta sagacia Giuseppe Gatti, editorialista di Nuova Energia, sul numero attualmente in distribuzione. “Al momento siamo ad un razionamento volontario e autogestito. Molti condomini - spiega Gatti - grazie alle temperature quasi estive di ottobre, hanno rinviato l’accensione dei termosifoni; molti Comuni hanno imposto d’imperio questo slittamento e le imprese hanno cercato di riorganizzare i cicli produttivi”. Ma se le ultime bollette hanno già avuto come effetto una sorta di auto-razionamento non disciplinato ma comunque efficace, serve qualcosa di più strutturato dei semplici inviti e dei messaggi pubblici per il contenimento dei consumi. I mercati scommettono che mentre ora c’è un problema di prezzo, ma non di quantità - continua Giuseppe Gatti - a breve la situazione si capovolgerà, perché dovrà pure arrivare l’inverno e saliranno i consumi, mentre il Cremlino che sta perdendo sul campo userà tutte le armi di ritorsione e taglierà quindi anche le ultime forniture. Per l’Italia sarebbero guai seri, con una oggettiva difficoltà a superare l’inverno nonostante il riempimento degli stoccaggi. “Quanto mai opportuno allora che, se il ribattezzato Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica vuol tener fede al suo nome, appronti quanto prima un organico piano di razionamento, il Piano B necessario a sostenere ogni serio disegno strategico”. Di certo ci aspetta un Natale più austero, in linea con le condizioni di economia di guerra in cui viviamo, se vogliamo chiamare le cose con il loro nome.

  • Rinnovabili: idroelettrico e solare galleggiante per l’elettricità del Mozambico

    Nell’ultimo decennio il settore energetico in Mozambico ha compiuto notevoli progressi. Tuttavia, sono ancora bassi i tassi di accesso all’elettricità, che tocca il 57 per cento nelle aree urbane e solamente il 13 per cento nelle aree rurali. Il potenziale di generazione rinnovabile del Mozambico è ancora inespresso. Per aumentare la penetrazione delle rinnovabili nel Paese l’African Development Bank (AfDB) ha approvato una sovvenzione di 2,5 milioni di dollari a sostegno del Mozambico Renewable Energy Integration Program (MREP). Il nuovo sostegno di AfDB, rilasciato all’interno del Sustainable Energy Fund for Africa (SEFA), fornirà supporto finanziario a Electricidade de Mocambique (EDM), la compagnia elettrica nazionale, per studi di fattibilità tecnica, economica, ambientale e sociale per lo sviluppo di una centrale solare galleggiante nel bacino di Chicamba. Inoltre, permetterà lo sviluppo di un progetto per l’individuazione di dieci siti dove realizzare sistemi di batterie per l’accumulo di energia. “Con il supporto del SEFA - ha dichiarato Daniel Schroth, direttore del dipartimento energie rinnovabili ed efficienza energetica della AfDB - il Mozambico sarà in grado di integrare quote maggiori di energie rinnovabili nel suo mix energetico e potrà diventare un importante fornitore regionale di elettricità”. Il supporto include anche un programma di rafforzamento delle capacità tecniche del personale di EDM per gestire progetti di energia rinnovabile. In Mozambico l’African Development Bank sta anche finanziando il progetto della centrale idroelettrica di Mphanda Nkuwa, il riammodernamento dell’impianto hydro di Cahora Bassa e la costruzione di una nuova linea di trasmissione che attraversi il Paese da nord a sud. Attualmente l’energia idroelettrica rappresenta l’81 per cento della capacità installata del Paese.

  • Idrogeno, in Germania test sulla rete gas esistente

    La Germania ha un’ambiziosa strategia per l’idrogeno, supportata da investimenti e prove su larga scala per utilizzare il vettore nell’industria, nei trasporti e nel riscaldamento domestico. Avviato nel 2020, il progetto di ricerca e sviluppo H2HoWi ha come obiettivo quello di esaminare le possibilità per convertire una rete di gas naturale esistente a idrogeno puro. Dopo aver testato la fattibilità tecnica scollegando dalla rete tre strutture commerciali nell’area industriale di Holzwickede, cittadina vicino a Dortmund, per collegarle a un impianto di stoccaggio di idrogeno, il progetto ha ora fatto un passo, forse determinante, verso il futuro. Sempre a Holzwickede, infatti, l’operatore della rete di distribuzione della cittadina della Renania settentrionale ha ora convertito parte del gasdotto esistente in una vera e propria rete pubblica a idrogeno. In particolare, 500 metri di tubazioni sono stati scollegati dalla rete gas e ricollegati a un impianto di stoccaggio di idrogeno per servire alcuni edifici residenziali dove erano state precedentemente installate caldaie pronte all’uso dell’H2. “Oggi ci avviciniamo di 500 metri alla neutralità climatica - ha dichiarato Mona Neubaur, ministro dell’Economia, dell’Industria, del Clima e dell’Energia dello Stato del Nord Reno-Westfalia. Adattando con successo la rete del gas per trasportare l’idrogeno, stiamo dimostrando che questa tecnologia priva di emissioni di carbonio non è più solo una visione del futuro”. Questa fase del progetto H2HoWi, che terminerà a fine 2023, sarà caratterizzata da un monitoraggio continuo per confermare che l’uso dell’idrogeno allo stato puro non compromette la struttura del materiale delle tubazioni e la tenuta dell’infrastruttura esistente. Attualmente in Germania le normative dettate dalla Deutscher Verein des Gas- und Wasserfaches (DVGW) consentono miscele di idrogeno non oltre il 10 per cento nella rete del gas esistente, ma ci si aspetta che a breve questa quota sia portata al 20 per cento.

  • Dal sole la luce per la sicurezza nelle strade

    Come molti Paesi dell’Africa subsahariana, anche la Repubblica Centrafricana presenta un settore elettrico caratterizzato da infrastrutture inadeguate, con solo il 14,3 per cento della popolazione che ha accesso all’elettricità. Di contro, ha un notevole potenziale solare da sfruttare, che secondo la Banca Mondiale raggiunge i 5 kWh/m2/giorno. Proprio l’energia dal sole è al centro di un nuovo piano per l’illuminazione pubblica di Bangui, capitale e centro amministrativo della Repubblica Centraficana che conta circa 800.000 abitanti. Il progetto, che sarà realizzato grazie a un finanziamento del Fondo saudita per lo sviluppo (SFD), prevede l’installazione su una rete stradale di 70 chilometri di pali per l’illuminazione provvisti di pannelli solari all’avanguardia. Le lampade ad alta qualità ed efficienza miglioreranno il livello di sicurezza e consentiranno inoltre di diminuire il numero di decessi dovuti a incidenti stradali. SFD, che ha come missione non solo il finanziamento di progetti nei Paesi in via di sviluppo ma anche il supporto tecnico e istituzionale per la loro realizzazione, ha già finanziato nella Repubblica Centrafricana programmi per oltre 94 milioni di dollari nei settori dei trasporti, della sanità e dell’approvvigionamento idrico. Sempre in questo problematico Paese, teatro di una infinita guerra civile, la Banca Mondiale ha dato vita a un progetto da 138 milioni di euro per il rafforzamento e l’accesso del settore elettrico (PARSE). In particolare, sarà supportata la fornitura e l’installazione di cinque mini-grid, con una capacità totale di 10 MW, per servire 20.000 famiglie nelle città di Nola, Bouar, Bossembélé e Bangassou. Inoltre, sarà ampliata la capacità dell’impianto solare di Danzi, da 25 MW a 40 MW, e rafforzata la rete di trasmissione in modo da collegare 20.000 famiglie a Bangui e nelle aree circostanti.

  • Bracchi (EP Produzione: “Energy management? Attività sempre più complessa e h24”

    La volatilità dei mercati, il rally dei prezzi delle commodity, il conflitto russo-ucraino stanno costringendo le società energetiche a modificare le proprie strategie in modo repentino. Con nuove sfide da affrontare… Ottimizzare il portafoglio di generazione delle centrali elettriche su orizzonti temporali che vanno dal medio-lungo periodo al tempo reale e su mercati sia forward sia spot: questo - a grandi linee - è quello che fa chi si occupa di energy management. Attività che in un momento come quello che stiamo attraversando - caratterizzato da una eccezionale volatilità del mercato - diventa sempre più complessa. Cosa significa quindi fare energy management oggi? Quali le sfide da affrontare? Prova a spiegarlo sulle pagine di Nuova Energia Natascia Bracchi, direttore Energy Management di EP Produzione. “Il nostro lavoro è diventato certamente più complesso. Ha iniziato a esserlo già dal secondo semestre del 2021, quando si è registrato un incremento importante e costante di tutte le commodity. Da allora, ha preso avvio un movimento in ascesa che non si è più fermato”. Se già nei primi mesi del 2021 con la ripresa delle attività produttive post pandemia si era infatti assistito a un aumento della domanda di gas e un conseguente - anche se moderato - aumento di costo, la successiva riduzione dei flussi dalla Russia, unita agli scarsi stoccaggi, hanno portato a un aumento più marcato. Prezzi che hanno poi raggiunto livelli mai prima toccati anche in conseguenza dell’indisponibilità del nucleare francese e della mancata generazione eolica in Germania, oltre a una ulteriore riduzione dei flussi del gas russo. Una situazione acuita ovviamente dalla guerra e che non riguarda più solo il nostro Paese o l’Europa ma tutto il mondo, rendendo di difficile interpretazione lo scenario futuro. “Gli eventi esterni e le dinamiche geopolitiche poco aiutano a prevedere le evoluzioni future. Siamo tutti nella stessa situazione, cerchiamo di mantenere un equilibrio e di rimanere a galla in questa grande incertezza. Questo ci porta a dover costantemente rivedere le nostre offerte sui mercati e modificare la strategia in modo repentino per tenere conto di questa volatilità”. L’unità di Energy Management di EP Produzione, presente in Italia con cinque impianti a gas e uno a carbone per una capacità complessiva di 4,3 GW, è articolata in quattro aree: Portfolio Management & Origination, Short Term Optimization, Mid-Term Optimization, Bidding & Real Time Management. E per fronteggiare un mercato mai conosciuto così volatile - con una dinamicità non soltanto da un giorno all’altro ma infragiornaliera - lavora 7 giorni su 7, 24 ore su 24!

  • Una batteria da 700 MW per armonizzare la rete australiana

    Arriva dall’Australia una ulteriore conferma che sviluppare soluzioni di accumulo sia prioritario per accompagnare l’aumento della generazione da fonti rinnovabili. Il governo del New South Wales ha infatti assegnato lo status di Critical State Significant Infrastructure al progetto che prevede la realizzazione di una super-batteria da 700 MW per dare stabilità e sicurezza alla rete elettrica dello Stato. Installata sul sito di una ex centrale termoelettrica nei pressi del lago Munmorah, la Waratah Super Battery dovrebbe entrare in funzione a metà del 2025, prima della chiusura pianificata dell’impianto a carbone di Eraring. “Il lago Munmorah - ha dichiarato Matt Kean, tesoriere e ministro dell’energia del New South Wales - ha una lunga storia nella produzione di energia, con la centrale elettrica ora demolita che ha contribuito ad alimentare lo Stato per oltre 40 anni. La Waratah Super Battery sarà la più grande batteria di rete nell’emisfero australe grazie a una capacità di 700 MW”. La Waratah Super Battery sarà il primo progetto a essere finanziato dal programma del New South Galles, che ha stanziato 1,2 miliardi di dollari australiani (770 milioni di euro) per sostenere investimenti in infrastrutture energetiche e accelerare la generazione da fonti rinnovabili. FER per cui sono già in corso progetti per una capacità complessiva di 16 GW. Secondo le previsioni del Ministero dell’energia, questo nuovo programma di finanziamenti potrà attirare oltre 1 miliardo di dollari australiani (640 milioni di euro) di investimenti privati e creare 100 nuovi posti di lavoro nel settore.

  • Eolico, sono 450.000 i tecnici da formare entro il 2026

    Secondo le previsioni del Global Wind Energy Council (GWEC), organizzazione che rappresenta oltre 1.500 aziende e istituzioni del settore, gli impianti eolici onshore e offshore aumenteranno del 67 per cento entro il 2026. Una crescita che presuppone però anche la necessità di avere una maggiore forza lavoro qualificata, con tecnici preparati ai nuovi standard tecnologici e di sicurezza. È quanto emerge dal report Global Wind Workforce Outlook 2022-2026 pubblicato da GWEC con la Global Wind Organization (GWO), ente senza scopo di lucro fondato dai principali produttori e operatori di turbine eoliche che ha stabilito standard internazionali comuni per la formazione e la sicurezza. In particolare, secondo il rapporto alla fine del 2021 erano quasi 120.000 i tecnici eolici in possesso di un certificato di formazione GWO valido per gli standard del settore, ma ne serviranno altri 450.000 nei prossimi cinque anni per costruire e manutenere i nuovi impianti di prevista realizzazione. “Affinché il settore cresca in modo sostenibile - ha dichiarato Ben Backwell, CEO di GWEC - una forza lavoro in grande espansione deve avere l’opportunità di una formazione secondo i migliori standard del settore, per svolgere il proprio lavoro con competenza e in sicurezza”. Il Global Wind Workforce Outlook 2022-2026 prevede tuttavia che il numero di nuovi tecnici formati secondo gli standard GWO aumenterà in media di soli 28.400 l’anno, dal 2022 al 2026, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 36 per cento, evidenziando quindi la necessità sempre più urgente di colmare questo divario. “Nei prossimi cinque anni - ha dichiarato infatti Jakob Lau Holst, CEO di GWO - il settore ha una chiara necessità di una maggiore disponibilità di formazione tecnica e sulla sicurezza riconoscibile a livello globale”.

  • Trasporto aereo, la sostenibilità fa scalo in India

    Se la decarbonizzazione del trasporto aereo lato vettore pare ancora lontana, gli aeroporti sono invece sempre più sostenibili. In India, il consorzio che gestisce il Delhi International Airport Limited ha firmato un accordo di acquisto a lungo termine (PPA) fino al 2036 per la fornitura di energia da fonte idroelettrica per il più importante scalo della capitale indiana. Grazie a questo accordo l’aeroporto internazionale potrà soddisfare il 94 per cento del proprio fabbisogno energetico e ridurre le emissioni di CO2 di 200.000 tonnellate ogni anno. Il Delhi International Airport Limited (DIAL) diventerà così totalmente green, avendo in precedenza già coperto il restante 6 per cento con una centrale fotovoltaica da 7,8 MW e una da 5,3 MW nel terminal dei Cargo. Una strada imboccata anche da altri aeroporti indiani, in linea con il programma del ministero dell’aviazione civile che prevede di avere 90 scali carbon neutral entro il 2024. L’India vanta già alcuni esempi virtuosi: l’aeroporto internazionale di Cochin (CIAL) nello Stato di Kerala, premiato nel 2018 con il titolo di Champions of Earth, è stato il primo scalo totalmente green, avendo soddisfatto tutto il proprio fabbisogno grazie a impianti fotovoltaici. Anche l’aeroporto internazionale Chhatrapati Shivaji Maharaj (CSMIA) di Mumbai da agosto 2022 copre tutti i consumi elettrici con fonti rinnovabili grazie a impianti eolici e idroelettrici (95 per cento) e alle centrali fotovoltaiche installate presso lo scalo (5 per cento). L’India si è posta come obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2070.

  • La politica energetica e ambientale del governo Meloni

    Sessantottesimo della Repubblica Italiana, primo della XIX legislatura e primo in assoluto con un Presidente del Consiglio donna, il governo Meloni si è presentato per il giuramento al cospetto del Capo dello Stato con una certa rapidità. E altrettanto celermente ha segnato o annunciato vari punti di discontinuità con i governi precedenti, come in verità da prassi piuttosto consolidata. Lecito dunque aspettarsi un cambio di passo anche in materia di ambiente ed energia. Chiari in tal senso i segnali provenienti tanto dalle dichiarazioni programmatiche su cui le Camere hanno votato la fiducia, quanto dal cambio di denominazione del ministero competente: da Transizione ecologica ad Ambiente e sicurezza energetica. “Non c’è un ecologista più convinto di un conservatore, ma quello che ci distingue da un certo ambientalismo ideologico è che noi vogliamo difendere la natura con l’uomo dentro. Coniugare sostenibilità ambientale, economica e sociale. Accompagnare imprese e cittadini verso la transizione verde senza consegnarci a nuove dipendenze strategiche e rispettando il principio di neutralità tecnologica. Sarà questo il nostro approccio.” Si legge nelle linee programmatiche, dopo aver citato il filoso inglese Roger Scruton, uno dei maggiori maestri del pensiero conservatore europeo: “L’ecologia è l’esempio più vivo dell’alleanza tra chi c’è, chi c’è stato e chi verrà dopo di noi.” Da un lato, dunque, anche per mettere un argine al caro-energia, si aumenterà l’estrazione di gas nei mari italiani, una risorsa “che abbiamo il dovere di sfruttare appieno”. Dall’altro, si continuerà a lavorare per migliorare i processi autorizzativi, semplificando le norme per gli impianti rinnovabili “troppo spesso bloccati da burocrazia e veti incomprensibili”. Mentre gran parte delle risorse reperibili nella prossima legge di Bilancio saranno destinate a “mantenere e rafforzare” gli interventi taglia-accise e taglia-bollette, a costo di rinviare altri provvedimenti, su cui pure la nuova maggioranza si era impegnata in campagna elettorale. Nel discorso di Giorgia Meloni non sono mancati i ringraziamenti a Mario Draghi e all'ex ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ora consigliere per l’energia del nuovo governo. Operativamente, dunque ci può attendere una maggiore discontinuità più dal governo Conte bis che dal governo Draghi, sostenuto del resto da tre dei quattro partiti che costituiscono l’attuale maggioranza. Per quanto riguarda i ministeri, e in particolare il neo battezzato ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE), la cui nascita avverrà con un apposito decreto-legge, ci permettiamo di unirci a chi, per quanto riguarda i sottosegretari, auspica che, pur nella rosa di figure politiche, si scelga tra persone che abbiano già maturato competenza, esperienza e capacità di dialogo con imprese e associazioni. Se è il caso, anche ricorrendo a non eletti, data la storica riduzione del numero di parlamentari che caratterizza questa legislatura. Lo richiedono l’emergenza che stiamo attraversando, ma anche il futuro che vogliamo concorrere a delineare e non subire. a.s.