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Per uscire dal carbone, la Bulgaria si affida al big-hydro e al mini-nucleare

Il nuovo governo di Sofia ha fermato, forse definitivamente, il progetto di costruzione della nuova centrale nucleare nei pressi di Belene, fortemente voluta dalla precedente amministrazione, ora accusata di corruzione.

L’accordo, siglato nel 2006 tra la National Electricity Company of Bulgaria (NEC) e la società statale russa Rosatom, prevedeva la costruzione di una centrale formata da due unità con una capacità totale di oltre 2 GW. Per dare seguito al processo di phase-out dal carbone, per il quale la Bulgaria ha chiesto tempo alla UE fino al 2040, il neo primo ministro Kiril Petkov ha dichiarato che sarà costruita una nuova centrale idroelettrica sul Danubio in cooperazione con la Romania, saranno modernizzate quelle esistenti, sviluppate le risorse geotermiche e… valutata la possibilità di costruire nuove unità nella centrale nucleare di Kozloduv, composta da 6 reattori di cui solo 2 attivi, da 1.906 MW cadauno.

Il primo ministro Petkov ha infatti sottolineato come l’impianto di Kozloduv sia fondamentale per il fabbisogno energetico bulgaro e si sta studiando la possibilità di integrarne la capacità con degli Small Modular Reactor (SMR).