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Palestro, la battaglia la vince l’idroelettrico (rinnovabile e italiano)

Inaugurata la nuova centrale idroelettrica Edison di Palestro (PV), che porta il parco produzione del Gruppo a quota 108 impianti, di cui 74 di taglia mini, per una potenza complessiva di 1.000 MW. Con un piano industriale che prevede al 2030 l’incremento della capacità rinnovabile da 2 a 5 GW e investimenti per 3 miliardi di euro.

Arrivare ultimi può avere dei vantaggi. Una volta che hai perso la pole e pure il podio, quando la notizia è ormai uscita dal recinto temporale della cronaca per entrare nel racconto agiografico, allora rilassati e goditi il viaggio.


Colleghe e colleghi bravissimi reporter hanno infatti già ampiamente descritto e commentato il fatto, l’inaugurazione della centrale idroelettrica Edison a Palestro, in provincia di Pavia.

Un piccolo salto sul fiume Sesia - meno di quattro metri - due turbine Kaplan ad asse verticale per un totale di 3,6 MW di potenza, producibilità media 13,5 TWh l’anno, il tutto incastonato in uno scrigno tecnologico che si inserisce alla perfezione nel paesaggio.


“Un’occasione per questa terra di Lomellina e un esempio da imitare”. Così il presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli ha definito l’intervento realizzato a Palestro: “Un progetto strategico per il rilancio dell’intero territorio pavese attraverso la ricerca di fonti alternative di energia, in un momento difficile come quello attuale”.

E ha fatto i complimenti all’amministrazione comunale e a Edison - “un grande player che ha scelto di investire sul nostro territorio” - per aver dato vita a una sinergia eccezionale. “È una giornata positiva ed è giusto ringraziare chi l’ha resa possibile”.


“Abbiamo bisogno di amministrazioni locali aperte all’ascolto, disponibili a permettere alle aziende che, come noi, hanno competenze di realizzare iniziative di questo tipo” ha aggiunto Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. “Non è scontato. Palestro rappresenta un esempio virtuoso”.

È stata creata una sinergia con le istituzioni e con i cittadini. È questo il modo di Edison di gestire i progetti sul territorio: collaborando fattivamente con le persone che lo abitano.


Costruita in 18 mesi con un investimento di circa 10 milioni di euro, la centrale - che non sottende il fiume, ovvero l’acqua entra ed esce dopo pochi metri - è assolutamente compatibile con gli aspetti agricoli.

L’irrigazione è prioritaria e l’impianto funziona solo quando non serve acqua per le coltivazioni (proprio per questa ragione il giorno dell’inaugurazione era fermo). Il salto originato dalla traversa di Palestro convoglia le acque nel Roggione Sartirana, canale artificiale gestito dal Consorzio irriguo Est-Sesia, che alimenta il comprensorio della Lomellina (ovvero ottimo riso che, proverbialmente, nasce nell’acqua e muore nel vino!).


“Un progetto utile, innovativo e sostenibile sotto tutti i punti di vista” ha concluso Monti. Integrato in modo eccellente nel contesto, l’impianto Edison ad acqua fluente “è il primo di piccola derivazione che non beneficia di incentivi, che produce a mercato e che sarà competitivo”.


“Sarebbe auspicabile che anche il Governo mostrasse sostegno alla costruzione di centrali sostenibili come questa” è stata la chiosa finale di Marco Stangalino, Executive Vice President Power Asset Edison. “Ad oggi non ci sono incentivi per il mini-hydro, ma solo per eolico e fotovoltaico. La differenza sostanziale è però molto importante. L’idroelettrico è l’unico settore delle rinnovabili a tecnologia totalmente italiana. Diversamente da eolico e FV, infatti, il 90 per cento delle apparecchiature impiegate provengono dal nostro Paese”.

Alla fine di un viaggio non può mancare il resoconto, con bella mostra di foto a corredo. Ho riportato ai miei nipoti ciò che ho visto e ascoltato, con alcune premesse e aggiunte necessarie alla comprensione. (Sapevano nulla di idroelettrico. Anche a scuola, purtroppo, rinnovabile è solo fotovoltaico. Ma il vecchio carbone bianco? Dove sono finiti i sussidiari col disegno del fiume che corre dalla sorgente alla foce incontrando la diga, la centrale elettrica, la città industriale e il porto operoso?)


Federico, a valle del racconto, ha fatto un disegno. Non son buona a far molte cose e tra queste la giornalista, ma una forse la so fare: trasmettere sguardi appassionati sulla realtà.


Paola Sesti