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Il nucleare fa breccia anche in Africa

Non solo l’Europa guarda all’atomo come risorsa da affiancare a eolico, solare e idroelettrico, per una piena decarbonizzazione.


Nell’ambito del New Nuclear Build Program il National Energy Regulator of South Africa (NERSA) ha approvato l’avvio del processo di acquisizione di nuova capacità di generazione di energia nucleare per 2.500 MW, sostenendo il piano del Governo di costruire nuovi impianti.

Il Dipartimento delle risorse minerarie e dell’energia del Sudafrica (DMRE) ha previsto di completare il processo entro il 2024, con la nuova capacità che sarà disponibile nel 2030, in

linea con la dismissione delle centrali a carbone e con l’Integrated Resource Plan (IRP ), il Piano ventennale (2010-2030) per garantire la sicurezza e la continuità dell’approvvigionamento elettrico del Paese con un mix di fonti energetiche sostenibili.

Il Sudafrica, uno dei principali produttori di uranio al mondo, possiede l’unica centrale nucleare in funzione nell’Africa subsahariana, l’impianto di Koeberg, composto da due reattori ad acqua pressurizzata da 970 MWe e che rappresenta il 6 per cento dell’energia prodotta dal Paese.

Oltre l’80 per cento dell’energia sudafricana è invece generata grazie al carbone, rendendo il Sudafrica lo Stato africano con le maggiori emissioni di gas climalteranti. Nel 2018, il Governo aveva abbandonato un precedente progetto di espansione nucleare da 9.600 MWe, sostenuto dall’ex presidente Jacob Zuma.