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Gas, tra decarbonizzazione e ideologia la situazione resta difficile

La crisi energetica occupa da settimane le prime pagine dei quotidiani e le aperture dei telegiornali. Da più parti ci si interroga sulla situazione, per comprendere le ragioni che hanno portato a questo punto e cercare di capire come affrontare le criticità.

È questo il lavoro messo in opera anche da Cdo Energia, la filiera di Compagnia delle Opere, che con il webinar Caro bolletta: le cause e i rimedi ha coinvolto tre autorevoli esperti - Lorenzo Giussani, Head of Generation & Trading A2A, Antonio Gozzi, Presidente Federacciai, e Antonello Pezzini, Segreteria tecnica del Ministro per la Transizione Ecologica - nel tentativo di dare indicazioni sull’oggi e offrire tracce di risposta sulle azioni di domani. Anche Nuova Energia ha seguito i lavori. Riportiamo (a puntate, il materiale è davvero molto ricco!) alcuni passaggi significativi.

Quello dell’energia è un mercato libero, connotato da volatilità, incrementi e riduzioni. Dopo un anno - il 2020 - in cui i prezzi sono crollati, il costo della materia prima gas ha iniziato la sua corsa al rialzo dalla seconda metà del 2021, per un insieme di dinamiche che sembravano transitorie e legate all’andamento stagionale dei consumi. La situazione si è invece consolidata con l’invasione russa dell’Ucraina a fine febbraio 2022 e con la minaccia di una possibile interruzione dei flussi di gas dalla Russia, uno dei principali fornitori dell’Europa.


“I russi hanno utilizzato scientemente la rarefazione del gas per finanziare la guerra - è il commento di Antonio Gozzi, Presidente Federacciai. Già da giugno 2021 sono iniziate a mancare sulle piattaforme dello spot market quantità aggiuntive di gas; una manovra finalizzata a una strategia di crescita dei prezzi e quindi di extra-profitti per Gazprom”.

A ciò si è aggiunta la forte riduzione, negli ultimi anni, degli investimenti europei in ricerca di nuove sorgenti di gas, provocando una maggiore difficoltà a rispondere allo shortage artatamente creato dai russi.


“L’Europa, in maniera improvvida - prosegue Gozzi - ha sposato una estremizzazione puramente ideologica della teoria della decarbonizzazione, non razionale né pragmatica”.

E poi siamo arrivati alla guerra e alle sue conseguenze, con implicazioni per i consumatori date sia dalla situazione del gas, sia dall’impatto che questa fonte ha sul mercato elettrico, che funziona a prezzo marginale. Il prezzo all’ingrosso che si forma sul mercato è dato dalla risorsa marginale e oggi è dettato dagli impianti che producono energia elettrica bruciando gas, che sono inevitabilmente i più costosi. L’impennata del prezzo del gas si traduce quindi in una impennata del prezzo dell’energia elettrica.


Così come per una impresa, anche per un consumatore domestico l’incremento dei prezzi dell’energia è visibile sia nelle bollette sia nei beni che acquista, con una deriva inflattiva rilevante. Da giugno 2021 in poi è stata una escalation, e su tutte le escalation si innestano meccanismi di mercato, definibili speculativi fino a un certo punto.


“Una delle ragioni che ha provocato il balzo del gas è che molti si sono coperti rispetto a future crescite del prezzo: quando ci sono aspettative rialziste, utility o grandi sistemi industriali comprano gas a termine per coprirsi rispetto a futuri aumenti. Sono comportamenti che tecnicamente vengono definiti di hedging, se volete possiamo definirli processi speculativi. Certo è che il meccanismo è autopropulsivo”.

Dal punto di vista di equilibrio del sistema, oltre a quello dei costi si pone il problema di brevissimo termine legato alla disponibilità di gas per questo inverno, per far fronte all’incremento dei consumi per riscaldamento. Per questo si sono massimizzate le altre fonti di importazione e sono stati riempiti gli stoccaggi. Salvo situazioni meteorologiche estreme, grazie anche alle ipotesi concordate da Snam con i gasivori per eventuali - programmate e razionali - riduzioni dei consumi, questo inverno potrebbe passare senza grandi traumi.


“Sono convinto che la situazione resterà difficile - conclude Gozzi - e lo resterà fino a quando non ci sarà la completa autonomia dal gas russo. Previsioni? Deve passare la nottata. Che, secondo me, non è tanto questo inverno. Mi preoccupa quello del 2023-2024, perché bisognerà riempire di nuovo gli stoccaggi”.