• POLITICA ENERGETICA

Nobili propositi: formare il prezzo del pane ignorando quello del grano

Il nostro sistema energetico è stato investito da un vero e proprio sommovimento tellurico, che ne ha minato le fondamenta e messo in discussione la struttura complessiva in tutti i suoi elementi costitutivi. L’esplosione dei prezzi del gas - e a valle dell’energia elettrica - è la manifestazione più eclatante della profondità del rivolgimento in corso.

Al di là delle ragioni che hanno generato questa dinamica - le pulsioni verso un revanscismo imperialista della Russia di Putin, le lacune dell’Europa che ha trascurato la sicurezza degli approvvigionamenti - era inevitabile che la forza dei numeri imponesse un ripensamento delle strategie energetiche dei singoli Paesi e dell’Unione Europea nel suo insieme.


Ci si è resi improvvisamente conto che la transizione è un processo ad alta complessità per le molteplici interazioni in campo e che il gas gioca un ruolo fondamentale come ponte tra un passato basato sul fossile e un futuro, ancora non imminente, costruito carbon free.

Nella reazione all’incendio dei prezzi non poteva non collocarsi anche la richiesta di un ripensamento dei meccanismi della loro formazione e più in generale del disegno di mercato che ha accompagnato i processi di liberalizzazione.


Non voglio qui considerare la proposta di porre un tetto ai prezzi del gas e dell’energia elettrica. Personalmente non mi convince affatto, sia perché il tetto diventa un floor e i prezzi da lì non si schiodano più, sia per la difficoltà a convenire con i produttori il livello a cui il tetto è reciprocamente accettabile.

Altra stravaganza, il riesumare il pay-as-bid. Portare il mercato elettrico italiano fuori dal contesto europeo, tutto basato sul pay-as-cleared, è palesemente assurdo, tanto più che l’esperienza inglese ha dimostrato che il pay-as-bid, al di là delle complicazioni che comporta nel meccanismo delle offerta, non è affatto conveniente per i consumatori.


Vi sono poi le due suggestioni più fascinose: sganciare i prezzi elettrici dal gas e separare i prezzi delle rinnovabili da quelli delle fonti convenzionali.


Ignorare i prezzi del gas nel definire i prezzi elettrici è un nobile proposito che può trovare attuazione quando si saprà come formare il prezzo del pane ignorando quello del grano. Detto in chiaro: è una totale assurdità.

Rimane la Fata Morgana della separazione in borsa tra rinnovabili e convenzionali. Ma come organizzare una piattaforma di borsa per trattare un prodotto che non è definibile ex-ante nelle quantità e nel tempo?


Non è cambiando strumenti di misura che potremo ridurre i prezzi, ma solo seguendo con rigore una politica di contenimento della domanda da un lato e di accelerazione nell’affrancamento dal gas russo da un altro. Illusorio pensare ad altre strade.


Giuseppe Gatti