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Quando il price cap non tutela i consumatori. Il caso della Gran Bretagna

Una delle soluzioni suggerite, o paventate, per calmierare i costi di gas e luce è l’introduzione di un tetto ai prezzi, che potrebbe essere imposto dal Governo. Una soluzione controversa che ha già dimostrato tutte le sue falle nel mercato britannico.

Un’accurata analisi pubblicata sul numero in distribuzione di Nuova Energia prova a spiegarne i motivi. “Il Regno Unito - scrive Carolina Gambino su Nuova Energia - è il Paese con le minori riserve di gas, l’1 per cento delle scorte totali europee e i Britons sono quindi in balia dell’import. E dei relativi prezzi”.


Inoltre, nella patria delle liberalizzazioni ci sono ancora undici milioni di utenti domestici che non hanno mai switchato, o che non hanno scelto nessuna particolare opzione, e a cui viene pertanto applicata una default tariff, la tariffa base di un fornitore, generalmente la più svantaggiosa. È proprio per tutelare questa fascia di consumatori, vincolati a offerte che l’Autorità definisce troppo costose a fronte di quanto effetti­vamente fornito, che è stato introdotto un tetto massimo al prezzo per unità di energia applicabile e agli oneri fissi.


In particolare, il cap è determinato dall’Ofgem (Office of Gas and Electricity Markets) due volte l’anno, a febbraio e agosto, ed entra in vigore in aprile e in ottobre per la durata di sei mesi.


Ma se l’introduzione del tetto è stata salutata con gioia dalle associazioni per la tutela dei consumatori - continua l’analisi di Carolina Gambino - l’industria è, per usare un eufemismo, meno entusiasta. Il cap, nella migliore delle ipotesi, erode i margini a livelli pericolosi e molti si affrettano a dirottare i clienti, in modi più o meno ortodossi, verso piani tariffari più redditizi.


Non solo; il meccanismo semestrale non è abbastanza elastico per riflettere le variazioni di prezzo di un mercato ipermutevole e le piccole aziende sono incapaci di bloccare i prezzi acquistando in anticipo e riducendo l’esposizione alle fluttuazioni. E anche se il price cap continuerà, fino al 2023, a far parte del nuovo ordine del mercato, istituzioni e associazioni di categoria come Energy UK si chiedono se sia ancora utile persino per i consumatori, dal momento che non riesce comunque a proteggerli dai rincari.


Secondo John Penrose, il primo parlamentare a proporre il price cap alla House of Commons, il meccanismo non sarebbe più adatto allo scopo per cui è stato creato. Governo, associazioni e industria sono all’opera per studiare una exit strategy e alternative per il futuro.