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Eolico offshore, nel 2022 crollano gli ordini di turbine nella UE

Se l’anno appena trascorso è stato da record per la generazione da rinnovabili, lo stesso non si può dire riguardo i nuovi investimenti nell’eolico offshore in Europa. Secondo i dati di WindEurope, la maggiore associazione europea di settore con oltre 400 membri, gli ordini di turbine sono infatti calati del 47 per cento rispetto al 2021: solo 9 GW nella UE.

Secondo l’Associazione di categoria, la frenata è dovuta all’inflazione, con i costi che aumentano a un tasso maggiore rispetto alle prospettive di ricavo, e a interventi dei governi nazionali nei rispettivi mercati elettrici che stanno rendendo meno attraenti gli investimenti nel Vecchio Continente rispetto, ad esempio, a Stati Uniti e Australia.


In particolare, afferma WindEurope, l’aumento delle materie prime e di altri costi di lavorazione ha determinato per le turbine eoliche un incremento del prezzo fino al 40 per cento negli ultimi due anni, con un impatto negativo sui nuovi progetti.


Un brusco calo degli ordini che deve suonare come campanello d’allarme per gli obiettivi energetici e climatici che si è posta l’Europa. La Commissione prevede infatti che l’energia eolica costituirà la metà dell’elettricità europea entro il 2050, con una capacità - tra offshore e onshore - che passerà dagli attuali 190 GW a oltre 1.300 GW.


In particolare, per raggiungere gli obiettivi fissati in RePowerEu, l’Europa dovrà costruire 39 GW di nuova capacità eolica ogni anno. Secondo WindEurope oggi gli impianti eolici soddisfano il 15 per cento del fabbisogno di elettricità europeo.


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