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Catastrofi naturali, in Giappone corre in aiuto la digitalizzazione

Dovendo fare i conti con i danni causati da piogge torrenziali e tifoni sempre più violenti, un numero crescente di municipalità giapponesi sta orientando i propri sforzi nella trasformazione digitale, per garantire la sicurezza dei residenti, ottenere dati meteorologici tempestivi e fornire informazioni utili per la prevenzione dei disastri.

Dai chatbot (software che simulano una conversazione con un essere umano) che confermano l’effettiva messa in sicurezza dei residenti fino ai sensori in grado di rilevare il rischio di alluvioni, l’uso delle tecnologie digitali nella gestione delle catastrofi naturali ha anche lo scopo di ridurre gli oneri economici e garantire una maggiore incolumità del personale coinvolto nelle operazioni di soccorso.


Nel 2022 il ministero del Territorio e delle Infrastrutture nipponico ha condotto test dimostrativi - utilizzando piccoli sensori installati su pali della luce situati accanto ai corsi d’acqua - per rilevare le inondazioni. Nella città di Okazaki - situata nelle pianure costiere della prefettura di Aichi, nella zona sud-orientale dell’isola - una quarantina i sensori sono stati collocati nelle aree urbane che avevano subito inondazioni in passato.

E i sensori hanno fatto davvero un buon lavoro, rilevando con altissima precisione ogni innalzamento del livello dell’acqua, tanto da confermare la possibilità di valutare con esattezza le situazioni critiche nelle diverse zone, anche in assenza di ispezioni in loco.


Gli abitanti del quartiere Itabashi di Tokyo - circa 550.000 persone - ricevono informazioni meteo in tempo reale attraverso un sito web dedicato. Questo consente ai residenti di controllare online e in qualsiasi momento i dati meteorologici e - soprattutto - il grado di rischio di esondazione del fiume Arakawa. Lungo 173 chilometri, insieme al fiume Tone è una delle principali fonti di acqua potabile per la città, rappresentando circa l’80 per cento dell’approvvigionamento idrico di Tokyo.


Con le dovute proporzioni sulla portata dei corsi d’acqua ma con la medesima attenzione alla prevenzione e alla sicurezza delle persone, è un po’ quello che si è creato a Genova con il sito web e la App Io non rischio Alluvione: buone pratiche di protezione civile.


L’importanza della digitalizzazione non sta solo nel fatto di consentire alle amministrazioni locali di scambiare istantaneamente informazioni con i propri residenti, ma nel gestire al meglio il dato meteorologico nella prevenzione delle calamità naturali. Spesso, infatti, sono diverse le realtà chiamate a valutare le situazioni di rischio; fattore che talvolta può impedire il coordinamento dell’azione e rallentare i soccorsi. La fornitura regolare di informazioni accurate, grazie alla trasformazione digitale, può essere un mezzo per colmare le lacune informative tra gli addetti ai lavori, anche nella prevenzione dei disastri.

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