Un modellino che sembra un’astronave e che in realtà è il prototipo di reattore a fusione nucleare a confinamento inerziale sviluppato da RSE. Una settimana di incontri al Meeting di Rimini ha messo al centro un tema chiave: costruire conoscenza per rendere il nucleare socialmente accettabile.

«È una navicella spaziale?». Se lo chiede un bambino, incuriosito da uno dei modelli esposti allo stand di RSE al Meeting di Rimini. In realtà è IFER-1, il prototipo in scala del reattore a fusione nucleare a confinamento inerziale sviluppato da RSE, che il 2 agosto è stato protagonista di un articolo scientifico pubblicato su SeMA Journal, rivista internazionale edita da Springer.
Poco distante, una caramella di liquirizia aiuta a spiegare le proporzioni: rappresenta, nelle sue dimensioni reali, un pellet da 20 grammi di Uranio 235 al 5%, capace di generare la stessa energia di una tonnellata di carbone, 450 litri di greggio o 500 metri cubi di gas naturale.
Da una curiosità nasce l’occasione per spiegare, con parole accessibili e immagini semplici, una delle sfide più complesse della ricerca energetica: la possibilità di produrre energia attraverso la fusione nucleare.
Il convegno RSE: fissione e fusione a confronto
Il 23 agosto, nella Piazza MASE della fiera, si è tenuto il convegno L’atomo che cambia: innovazione, sicurezza e nuove tecnologie nucleari, promosso da RSE per fare il punto sulle tecnologie più recenti. Per la fissione, l’attenzione si è concentrata sui Small Modular Reactor (SMR): reattori modulari con potenze fino a 300 MW, elevati standard di sicurezza e un forte potenziale per la filiera industriale italiana, grazie alla modularità e alla possibilità di serializzazione. RSE ha anche proposto un focus sul TRISO, una soluzione in cui il combustibile è racchiuso in tre strati carboniosi che ne garantiscono la tenuta in sicurezza sia durante l’utilizzo sia nelle fasi successive di gestione a fine vita.
Per la fusione, indicata come soluzione di lungo periodo per la produzione di energia decarbonizzata, sono state illustrate le tecnologie di confinamento e innesco del plasma e i principi fisici alla base della produzione di energia da particelle alfa e neutroni ad alta energia. Spazio anche alla collaborazione tra RSE e l’americana Blue Laser Fusion, fondata dal premio Nobel per la fisica Shuji Nakamura, per sviluppare un sistema di fusione a confinamento inerziale indotta da laser.
La sfida dell’accettabilità sociale
Per RSE, parlare di nucleare oggi non significa occuparsi solo di tecnologia, ma anche costruire conoscenza condivisa. Ed è proprio su questo rapporto tra ricerca e società che si concentra il messaggio dell’amministratore delegato di RSE, Franco Cotana.
“La conoscenza è il primo passo per comprendere una tecnologia e valutarne in modo consapevole opportunità e criticità. Dalla conoscenza può nascere l’accettabilità. Per questo, accanto al lavoro scientifico e alla ricerca, è fondamentale che la scienza sappia parlare alle persone, ai cittadini e alle famiglie, con un linguaggio chiaro e accessibile. Il Meeting di Rimini rappresenta un luogo particolarmente adatto per farlo, perché mette la ricerca in dialogo diretto con la società”.
Una settimana in dialogo
È questo, in fondo, il senso della presenza di RSE al Meeting: portare la ricerca fuori dai laboratori e renderla comprensibile, concreta, vicina alle persone. Dal 21 al 26 agosto, allo stand RSE nell’Area MASE, ricercatori ed esperti hanno incontrato il pubblico con talk, momenti di confronto e attività divulgative su temi come povertà energetica, idrogeno, nucleare, intelligenza artificiale, idroelettrico, sistemi di pompaggio e nuove soluzioni per la mobilità delle merci, affiancati da percorsi esperienziali con prototipi, stampe 3D e applicazioni immersive.
Così, davanti a un modellino che sembra una navicella spaziale, una domanda apparentemente semplice può diventare l’inizio di un viaggio molto più concreto, che passa attraverso le aree sconfinate della ricerca e delle tecnologie per il sistema energetico del futuro.






