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Transizione energetica? In Georgia (USA) il 70 per cento scommette sul sole

I programmi dei singoli Paesi per una transizione energetica ed ecologica procedono spediti in tutto il mondo (almeno sulla carta), ma cosa ne pensano i cittadini? Un recente sondaggio, condotto dalla società di ricerche Dynata per conto della Georgia Tech’s School e dell’Università della Georgia, ha fornito interessanti risposte.

Gli intervistati - 1.788 abitanti dello Stato americano - hanno risposto a una serie di domande, tra le quali il grado di conoscenza delle proprie bollette energetiche, delle soluzioni a favore del clima e relative tecnologie adottare. Ebbene, il 60 per cento degli intervistati si è detto favorevole alla definizione da parte del governo della Georgia di un obiettivo di riduzione delle emissioni di carbonio.


Tra le tecnologie da adottare per conseguire il target, il 70 per cento ha indicato il fotovoltaico e il 64 per cento l’eolico. Per il 36 per cento degli intervistati bisogna invece programmare nuove centrali nucleari, mentre il 30 per cento ha optato per la costruzione di nuove centrali a carbone. Infine, il 71 per cento del campione si è detto favorevole a installare nelle proprie abitazioni tecnologie per il risparmio e l’efficienza energetica.


Progettato da Marilyn Brown, docente di Sistemi sostenibili alla Georgia Tech’s School, all’interno del Climate and Energy Policy Lab (CEPL) della School of Public Policy della Georgia Tech, e con il supporto dell’Università della Georgia, il sondaggio ha messo in evidenza anche il problema dell’incidenza dei costi energetici sul bilancio familiare.


In particolare, si è potuto determinare che le famiglie con un reddito annuo inferiore a 20.000 dollari spendono, in media, tra il 14 e il 21 per cento delle proprie entrate mensili per l’energia. Una curiosità: lo sviluppo di un piano di resilienza climatica per lo Stato della Georgia è stato richiesto complessivamente dal 75 per cento degli intervistati democratici, dal 55 per cento di quelli indipendenti e dal 49 per cento dei sostenitori repubblicani.