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  • TRANSIZIONE ENERGETICA

Spiegoni FEEM - La finanza sostenibile

Ospitiamo su Pausa Energia gli Spiegoni FEEM, una proposta informativa nata con l’intento di spiegare alcuni temi connessi alla transizione energetica - cambiamento climatico, decarbonizzazione dei trasporti, finanza sostenibile - in modo semplice e preciso, grazie ad agili testi accompagnati da brevi video. Al lettore il giudizio sulla riuscita dell’iniziativa.



La finanza per il clima costituisce la condizione necessaria per l’implementazione dell’azione climatica a livello mondiale, sia in termini di mitigazione che di adattamento. Nel linguaggio comune, con la locuzione ci si riferisce sia agli investimenti per il clima - tutti gli investimenti in beni fisici, incluse le infrastrutture, necessari per raggiungere le zero emissioni entro il 2050 e per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici - sia agli strumenti finanziari per il clima - ovvero le diverse modalità di finanziamento di tali investimenti, che possono essere locali, nazionali o transnazionali, provenienti da fonti pubbliche, private e alternative.


Recenti stime di McKinsey prevedono che, a livello globale, saranno necessari fra i 9.000 e i 12.000 miliardi di dollari di investimenti annuali entro il 2030, di cui, secondo l’UNFCCC, 5.900 miliardi serviranno ai Paesi in via di sviluppo per raggiungere gli obiettivi climatici definiti nei loro NDC (gli obiettivi di mitigazione nazionale). Le politiche svolgono un ruolo fondamentale per attrarre i finanziamenti necessari per coprire questi investimenti, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, che non dispongono di sufficienti risorse proprie e, per motivi diversi, non riescono ad attrarre capitali privati.


A causa di questa difficoltà e dello squilibrio esistente tra responsabilità storiche delle emissioni - imputabili in larghissima parte ai Paesi sviluppati - e vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico - molto più marcata nei Paesi in via di sviluppo - nel contesto delle COP l’espressione finanza per il clima è spesso sinonimo di trasferimenti finanziari da Paesi sviluppati a Paesi in via di sviluppo.


A coprire il divario tra le risorse a disposizione e quelle necessarie per l’azione climatica non sono sufficienti le azioni intraprese dai governi dei Paesi sviluppati, che ad oggi non sono ancora riusciti a raggiungere l’obiettivo - comunque inadeguato - di 100 miliardi di dollari l’anno, somma che si erano impegnati a versare nel 2009 durante la COP di Copenaghen e che hanno confermato a Parigi nel 2015.


In questo contesto, secondo l’UNCTAD, l’agenzia del commercio dell’ONU, sono quattro le priorità da affrontare per riuscire a mobilitare fondi pubblici, ma anche privati, per l’azione climatica nei Paesi in via di sviluppo: la riduzione del debito pubblico dei Paesi a basso reddito (che si stima spendano ogni anno cinque volte di più per il servizio del debito che per l’adattamento al clima); una riforma del Fondo Monetario Internazionale (FMI) che preveda modi innovativi di impiegare i Diritti Speciali di Prelievo (DSP) al fine di massimizzare il loro impatto sul clima, mantenendo il vantaggio di fonte di liquidità priva di condizionalità e di debito; l’aumento dell’efficacia delle banche di sviluppo nel finanziare i progetti climatici; e la mobilitazione di finanziamenti privati verso gli obiettivi climatici, tramite incentivi e misure normative che guidino l’allineamento dei flussi finanziari privati con l’azione climatica.


Questi punti sono stati oggetto di acceso dibattito durante gli ultimi anni. Infatti, più di altri argomenti, la finanza per il clima suscita posizioni contrastanti. I temi del contendere sono vari: dall’impossibilità di molti Paesi a basso reddito di emettere debito pubblico in moneta locale, all’eccessivo peso che i Paesi sviluppati hanno nelle istituzioni multilaterali.


Questo tema rappresenterà una delle linee di lavoro politiche più importanti del 2024, all’interno del processo delle COP, durante gli incontri primaverili a Washington delle banche multilaterali di sviluppo, il G7 - di cui l’Italia quest’anno ha assunto la Presidenza - e il G20.




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