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Spadoni (AIRU): “La norma sul Superbonus va cambiata”

L’Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (AIRU) esprime un giudizio molto negativo sulla nuova formulazione dell’articolo 119 sul Superbonus del decreto-legge Rilancio, attualmente all’esame della Camera dei Deputati.


“Il teleriscaldamento efficiente - ha dichiarato Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU - è un’opzione strategica per la sostenibilità energetica e ambientale, prima di tutto dei nostri centri urbani. Pertanto auspichiamo che le Istituzioni provvedano il prima possibile a eliminare l’incomprensibile limitazione ai soli Comuni montani, in modo da consentire che l’allacciamento al teleriscaldamento efficiente rientri a pieno titolo tra le tecnologie che accedono al meccanismo del Superbonus”.


Il DL Rilancio sembra infatti dimenticarsi del teleriscaldamento, inserendolo fra le tecnologie che potranno beneficiare del Superbonus del 110 per cento solo in limitate zone montane, dove i benefici ambientali - così come la sostenibilità economica - sono minori per la bassa densità abitativa. Il teleriscaldamento efficiente potrebbe invece essere una soluzione per la sostenibilità energetica e ambientale proprio in quelle aree densamente popolate del Paese, in quanto riduce le emissioni degli inquinanti locali.


“È evidente - ha concluso Spadoni - che la scelta di circoscrivere l’incentivo ai soli Comuni montani è in palese contraddizione con l’esigenza di favorire la transizione energetica verso tecnologie più green. I sistemi di teleriscaldamento italiano fino ad oggi hanno consentito di spegnere oltre 80.000 camini (tanti sono infatti gli edifici collegati alle reti) e molto di più si potrebbe fare agevolando con il 110 per cento lo sviluppo del teleriscaldamento efficiente, senza quell’incomprensibile limitazione votata alla Camera”.

Norma che, ancora una volta, non offre ai cittadini una reale e realistica scelta per una soluzione pulita ed efficiente per il proprio riscaldamento, lasciando che le città continuino ad avere camini diffusi, a superare i limiti di legge per l’inquinamento e a pagare le relative penali, nonostante i dati della qualità dell’aria durante il periodo di lockdown abbiano dato una chiara indicazione sulla strada da seguire.