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In Cina inaugurato il primo progetto CCUS offshore del Paese

Tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 in atmosfera vi è il settore industriale, che produce un quarto delle emissioni mondiali, e in particolare le industrie del petrolio, del gas e del cemento. La cattura e lo stoccaggio - magari per un successivo utilizzo - del carbonio (CCUS) può essere quindi uno dei modi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici che ci siamo prefissi a livello globale.

In Cina, dopo dieci mesi di lavori, è stato completato il primo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio (CCUS) offshore del Paese, che permetterà di seppellire nel fondale marino l’anidride carbonica emessa durante l’estrazione del petrolio. Il progetto riguarda il giacimento petrolifero di Enping della China National Offshore Oil Corporation (CNOOC), il più grande produttore offshore di petrolio e gas della Repubblica Popolare cinese, che si trova nel Mar Cinese Meridionale nei pressi della foce del Pearl river (fiume delle Perle), a 124 miglia (circa 200 chilometri) da Shenzhen.


Progettato come una struttura ausiliaria del giacimento petrolifero Enping 15-1, secondo la CNOOC l’impianto consentirà di reiniettare fino a 300.000 tonnellate di CO2 l’anno in serbatoi marini profondi 800 metri, che equivale a piantare 14 milioni di alberi o a eliminare dalla strada un milione di auto ogni anno.


Il governo della Cina ha identificato proprio il CCUS come una delle tecnologie fondamentali per diventare carbon neutral entro il 2060, ma sebbene siano stati avviati diversi progetti dimostrativi, lo sviluppo è stato finora piuttosto limitato. Infatti, secondo un rapporto di valutazione recentemente pubblicato dal Ministero della Scienza e della tecnologia cinese e da altri enti governativi, i costi di ingegneria e gestione sono ancora troppo elevati, a fronte di un sostegno del governo stesso ancora relativamente basso.


Nel suo monitoraggio CCUS in Industry and Transformation, la IEA ha sottolineato come a fine 2021 le strutture costruite in tutto il mondo avevano una capacità di immagazzinare più di 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Tuttavia, sottolinea la IEA nel rapporto, “se il futuro potenziale teorico di riduzione delle emissioni della tecnologia CCUS è enorme, a causa del livello di maturità della tecnologia e della fattibilità economica è difficile sfruttare tale potenziale di riduzione delle emissioni”.