• DECARBONIZZAZIONE

Addio a carbone e petrolio: la transizione arriva in pieno Oceano (Pacifico)

La Nuova Caledonia - arcipelago a circa 1.200 km a est delle coste australiane sotto la bandiera della Repubblica di Francia, nota (e contesa soprattutto dalla Cina) per le grandi risorse minerarie di nichel e cobalto, è ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili per il proprio fabbisogno energetico.

Secondo l’Osservatorio sull’energia rilasciato dalla Direzione dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia (DIMENC), nel 2020 il mix energetico della Nuova Caledonia era ancora largamente basato su carbone (47,2 per cento) e petrolio (37,2 per cento). La quota di generazione da rinnovabili si attestava al 15,6 per cento, con l’idroelettrico che ha concorso per il 9,4 per cento, il solare per il 4,7 e l’eolico per l’1,5 per cento.


Per dare sviluppo al percorso verso una graduale decarbonizzazione, il Governo ha varato il New-Caledonia Energy Transition Scheme (STENC) che definisce gli obiettivi del Paese al 2030. L’Agence Calédonienne de l’Energie, l’agenzia governativa incaricata dell’applicazione della politica energetica, prevede che con la STENC si potranno ridurre del 25 per cento le emissioni di CO2 del settore residenziale, del 15 quelle relative ai trasporti e del 10 per cento le emissioni del comparto minerario.

Per traguardare questi target, tra il 2022 e il 2025 saranno realizzati impianti solari con una capacità totale installata di 160 MW, oltre a sistemi di accumulo con una capacità di 340 MWh. La prima centrale fotovoltaica da 30 MW dovrebbe entrare in funzione nel 2023. Una volta completati, questi impianti consentiranno di evitare l’emissione di 230.000 tonnellate di CO2 ogni anno.