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Grassi (Confindustria Varese): “Sul gas, agire subito e politica energetica di lungo periodo”

Sulla capacità di reazione allo choc energetico che sta colpendo imprese e famiglie si gioca la credibilità delle forze politiche che si candidano a governare il Paese. La situazione, già critica da mesi, sta diventando insostenibile: una crisi senza paragoni che rischia di presentare costi sociali superiori alle risorse necessarie per intervenire.

Di fronte ai livelli raggiunti dai prezzi del gas e dell'energia elettrica, forse non ci si rende pienamente conto delle ripercussioni e si spera nelle capacità di reazione del sistema imprenditoriale e del tessuto sociale. Ma questa volta il quadro sembra davvero diverso.


“Siamo impotenti - commenta Roberto Grassi, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Occorrono interventi urgenti per garantire la tenuta industriale del Paese e dei suoi territori più manifatturieri. Ha ragione il Presidente Bonomi: è questione di sicurezza nazionale”.

Ci sono imprese del settore della plastica - come risulta dalle continue segnalazioni che arrivano ai telefoni di Confindustria Varese e del suo consorzio Energi.Va - che nei primi 6 mesi dell’anno hanno pagato bollette per un totale di 1 milione di euro, contro i 300.000 del 2021. Tintorie tessili che a luglio di un anno fa pagavano 52.000 euro per l’energia elettrica e 47.000 euro per il gas, diventati 166.000 e 266.000 nello stesso mese di quest’anno.


Per non parlare della lavorazione dell’acciaio, con realtà che a luglio 2021 avevano bollette da 280.000 euro e che ora sono a quota 1,3 milioni. Stesso scenario nelle fonderie specializzate nei componenti dell’automotive. Le cartarie non sono da meno, passate da una bolletta mensile di 77.000 euro ai 272.000 euro di oggi. Anche con i crediti di imposta introdotti del Decreto Legge Aiuti, rimangono pur sempre incrementi del 128 per cento. E non si sono ancora viste le conseguenze dei record di agosto.


“Sono in crescita le chiamate di imprese che non riapriranno dopo le ferie - precisa il presidente Grassi - e altre che hanno già deciso di bloccare la produzione perché a questi livelli, pur di fronte a un buon portafoglio ordini, è ormai ampiamente non economico produrre”.

Per fare fronte alla circostanza, tra le proposte di Confindustria Varese spicca la sospensione temporanea del sistema delle autorizzazioni ETS per le emissioni di gas serra e la destinazione all’industria della quota di energia di produzione nazionale (anche da fonti rinnovabili) a prezzo calmierato.


“Sarebbe opportuno riformare l’attuale meccanismo della formazione del prezzo dell’elettricità - conclude Grassi - sganciandolo dalle quotazioni del gas. Porterebbe benefici immediati, fermando la vendita a prezzi folli dell’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili, che in alcune ore della giornata garantiscono anche il 60 per cento dell’offerta e i cui costi di produzione non sono aumentati. Sarebbe una misura più efficace, equa e veloce dell’imposizione fiscale sugli extraprofitti”.

Serve però anche una politica energetica di lungo periodo: l’aumento della produzione nazionale di gas, un ripensamento sul nucleare pulito e la rimozione degli ostacoli ai rigassificatori (“per convincersi si guardi ai vantaggi su cui può contare la Spagna su questo fronte”). Questa situazione durerà anni e il mondo dell’energia non sarà più quello di prima.