Il governo spagnolo punta ad aumentare gradualmente l’utilizzo del biometano. Grazie ai gas rinnovabili, il Paese vuole ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e sostenere lo sviluppo di una filiera nazionale in forte crescita.

La Spagna accelera sul fronte dei gas rinnovabili e guarda al biometano come una delle leve principali per rafforzare la propria sicurezza energetica. Il Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (MITECO) ha avviato una consultazione pubblica su una proposta di decreto che introduce, per la prima volta nel Paese, quote minime obbligatorie di biometano nelle vendite di gas naturale.
L’obiettivo è favorire la crescita della produzione nazionale di biometano e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, un tema diventato sempre più centrale in Europa negli ultimi anni. La proposta prevede l’introduzione graduale dell’obbligo: la quota minima di biometano dovrà raggiungere lo 0,5 per cento nel 2028 per poi aumentare progressivamente fino al 6 per cento nel 2035.
Un mercato in rapida crescita
Le nuove regole interesseranno i fornitori di gas naturale e di gas naturale liquefatto, ma anche i consumatori diretti. Per garantire la tracciabilità del combustibile sarà introdotto un sistema di certificazione dell’origine del gas, accompagnato da controlli e sanzioni in caso di violazioni particolarmente gravi.
Il biometano è un gas rinnovabile ottenuto dal trattamento di residui agricoli, reflui zootecnici, scarti agroalimentari e rifiuti organici. Una volta raffinato, può essere immesso nella rete del gas esistente e utilizzato per il riscaldamento, nei processi industriali o nei trasporti, contribuendo a ridurre le emissioni rispetto ai combustibili fossili tradizionali.
Secondo il governo spagnolo, l’introduzione delle quote obbligatorie potrà favorire nuovi investimenti nel settore e valorizzare materiali che altrimenti verrebbero considerati scarti. Il provvedimento è inoltre destinato a generare nuove opportunità economiche nelle aree rurali, creando occupazione e rafforzando i principi dell’economia circolare.
L’obiettivo è aumentare la produzione nazionale
Negli ultimi anni il settore del biometano ha registrato una crescita significativa nel Paese. All’inizio del 2026 la Spagna contava 23 impianti operativi, contro un solo impianto attivo nel 2021. Di questi, 21 risultano già collegati alla rete nazionale del gas e dispongono di una capacità produttiva complessiva di circa 1,4 TWh l’anno.
La crescita dovrà però accelerare ulteriormente per raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale energia e clima, che prevede una produzione di biometano pari a 20 TWh entro il 2030. Secondo le stime della Commissione nazionale per i mercati e la concorrenza, il raggiungimento della quota obbligatoria del 6 per cento nel 2035 corrisponderebbe a circa 10 TWh di consumi di biometano.
Oltre alle quote minime obbligatorie, il decreto introduce anche misure per semplificare il collegamento degli impianti di gas rinnovabile alla rete nazionale e nuove disposizioni antifrode. Tra queste figura la possibilità di sospendere preventivamente gli operatori che non rispettano le regole del mercato, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e affidabilità all’intero settore.
Con questa iniziativa la Spagna si allinea alla strategia europea di sviluppo dei gas rinnovabili e prova a trasformare il biometano da tecnologia emergente a componente stabile del proprio sistema energetico.






