L’Executive Commettee di ISGAN torna in Italia dopo oltre 10 anni e sotto il coordinamento di RSE – Ricerca sul Sistema Energetico. Una tre-giorni di lavori a porte chiuse per lo sviluppo delle smart grid, con anticipazioni dei contenuti della Strategic Roadmap europea su digitalizzazione e IA nel settore energetico.

Alla conferenza stampa che ha annunciato il ritorno in Italia del 31° Executive Commettee di ISGAN – International Smart Grid Action Network c’era il pubblico delle grandi occasioni. Dopo oltre dieci anni e sotto il coordinamento di RSE – Ricerca sul Sistema Energetico, dal 17 al 19 marzo torna nel nostro Paese l’iniziativa globale nata per favorire la cooperazione nello sviluppo, diffusione e integrazione delle smart grid.
ISGAN come piattaforma di diplomazia energetica
“La giornata di oggi rappresenta una tappa importante, non solo per il ruolo che l’Italia svolge nell’ambito di ISGAN – ha dichiarato Franco Cotana, amministratore delegato RSE.
“ISGAN non è solo una piattaforma tecnologica di collaborazione; rappresenta anche (come l’ha ben definita il neo presidente del GSE Alfredo Maria Becchetti nei saluti istituzionali) una forma di diplomazia estesa”.
“Iniziative come quella di ISGAN sono portatrici di pace reale”, ha commentato il presidente del GSE. I membri attivi del network condividono linguaggi e sforzi per rendere le reti elettriche più sicure, robuste e resilienti. In tutto questo l’Italia, leader nell’innovazione del sistema elettrico, ricopre un ruolo da protagonista.
“Con oltre due milioni di punti di generazione e più di 700.000 sistemi di accumulo – ha concluso Cotana – è essenziale per il nostro Paese assicurare una gestione intelligente della rete, anche attraverso l’impiego dell’Intelligenza Artificiale”.
Perché la rete elettrica va ottimizzata
La rete elettrica, che è la spina dorsale del sistema energetico, necessita di una ottimizzazione. Significa aumentarne la capacità di trasporto e renderla più efficiente, con un riverbero positivo anche sui costi dell’intero sistema. Lavorando sull’integrazione delle rinnovabili, sui protocolli di comunicazione e sullo sviluppo di nuove architetture di rete, ISGAN contribuisce concretamente alla stabilità della rete e alla sicurezza energetica.
Le sfide comuni dei sistemi elettrici globali
L’Italia è stata tra i Paesi fondatori di ISGAN, nel 2011 (insieme a Stati Uniti e Corea del Sud), capendo l’importanza cruciale della cooperazione internazionale nello sviluppo di reti elettriche più efficienti, sicure e sostenibili.
“Le sfide sono molto simili per tutti i Paesi, se non addirittura le stesse: massiccia integrazione di generazione da fonte rinnovabile non programmabile e spinta verso una profonda digitalizzazione dei sistemi energetici, mantenendo elevatissima stabilità, disponibilità e sicurezza” ha dichiarato Luciano Martini, direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di RSE e Chair dell’Executive Committee di ISGAN dal 2019.
Digitalizzazione e IA per una rete più efficiente
Il momento che stiamo vivendo è strategico per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030. Il compito di ISGAN è anche quello di rendere più efficiente l’infrastruttura esistente: il monitoraggio in tempo reale e l’automazione consentono di ottimizzare i flussi di energia, ridurre le congestioni e limitare le perdite sulla rete, posticipando o limitando la necessità di nuovi investimenti, continuando a connettere nuova generazione da fonte rinnovabile.
“Per la forte spinta verso l’elettrificazione dei consumi finali, il ruolo del sistema elettrico nella transizione energetica è destinato a crescere ancora – ha concluso Martini. ISGAN ha l’obiettivo di informare i decisori politici sulle soluzioni tecnologiche e best practice disponibili e implementate nei diversi Paesi membri, in maniera tale da poterle adottare e replicare su larga scala”.
Le quattro parole chiave del lavoro ISGAN
Sono quattro le parole chiave intorno a cui si articola il lavoro di ISGAN: flessibilità (la rete integra sempre più rinnovabili), digitalizzazione (prima di investire in nuove reti, occorre usare l’asset esistente al massimo delle possibilità), resilienza (il sistema elettrico deve rimanere funzionante anche nelle condizioni più avverse), interoperabilità (più produttori di componenti e più semplificazione).
Perché le smart grid?
Sembra un tema per addetti ai lavori, ma non è così. Reti elettriche intelligenti svolgono un ruolo chiave nella flessibilità del sistema degli edifici, nel mantenimento dell’affidabilità del sistema elettrico e nel consentire riduzioni più rapide delle emissioni di gas serra.
Attraverso la gestione dinamica della domanda di elettricità, le smart grid integrano nella rete la crescente capacità da fonti rinnovabili, gli accumuli a batteria e i veicoli elettrici e ibridi plug-in, migliorando l’efficienza operativa del sistema energetico.
ISGAN: cos’è e come funziona la cooperazione globale
L’attività di cooperazione globale dell’International Smart Grid Action Network Network (lanciato a Washington D.C. nel 2010 durante la prima riunione del Clean Energy Ministerial – CEM e formalmente riconosciuta l’anno dopo) facilita lo scambio di conoscenze, l’assistenza tecnica e il coordinamento delle attività tra i suoi partecipanti.
In coordinamento con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il CEM e altri partner strategici, ISGAN individua i progressi emergenti, condivide le migliori pratiche e contribuisce ad aumentare la consapevolezza sul valore e l’impatto che possono avere reti più intelligenti, pulite e flessibili.
Una rete internazionale di esperti
Gli esperti provengono da 25 Paesi, membri attivi di ISGAN (Australia, Austria, Belgio, Canada, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, India, Irlanda, Israele, Italia, Paesi Bassi, Messico, Norvegia, Singapore, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera, UK, USA più la Commissione Europea) e includono ricercatori, accademici, funzionari governativi, responsabili politici e pianificatori di servizi pubblici.
IA e sistema energetico: la roadmap europea
Durante i lavori ISGAN – dal 17 al 19 marzo, a Roma – saranno anche condivise alcune anticipazioni sulla Strategic Roadmap for digitalisation and AI in the energy sector di imminente pubblicazione da parte della Commissione Europea. La Roadmap strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico punta ad accelerare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA), affrontando al tempo stesso le sfide per il sistema elettrico europeo in termini di sicurezza e di consumi.
Le domande aperte sull’uso dell’IA nel sistema energetico
Come l’IA può supportare la trasformazione del sistema energetico? Come sfruttare al meglio l’enorme mole di dati per lo sviluppo di servizi come la gestione flessibile dalla domanda? Quali rischi può comportare per le infrastrutture energetiche critiche? Come considerare il consumo crescente dei data center e come questi ultimi possono essere integrati in modo più sostenibile nel sistema energetico?
A queste domande prova a rispondere la Roadmap, che è menzionata nell’Azione 5 dell’Affordable Energy Action Plan, pubblicato a febbraio 2025, e che integra altre iniziative annunciate nel campo dell’IA come l’AI Act e l’AI Continent Action Plan.
L’obiettivo è accelerare il lancio di soluzioni digitali, incluse soluzioni europee di intelligenza artificiale, in aree importanti per il processo di decarbonizzazione, come l’ottimizzazione della rete elettrica, l’efficienza energetica negli edifici e nell’industria e la flessibilità della domanda.
Transizione energetica: il ruolo della ricerca
Complimenti, dunque, a RSE: uno scrigno di eccellenze riconosciuto a livello mondiale. Va reso merito al lavoro alacre del suo amministratore delegato Franco Cotana, che tanto si spende per rendere ancora più conosciuti al grande pubblico i frutti della ricerca di RSE.
Resta però una domanda sullo sfondo: il cambio di passo a cui stiamo assistendo a livello globale può rallentare la transizione? Forse proprio la ricerca può essere il valido aiuto per dare rinnovato impulso per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030.







