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Porsche raddoppia sugli e-fuel

Porsche conferma e raddoppia l’impegno sugli e-fuel, i carburanti di sintesi climaticamente neutri prodotti con energie rinnovabili. Dopo l’impianto pilota a Haru Oni in Cile, realizzato insieme a Siemens Energy, Enel, ExxonMobil e la società cilena AME, la casa tedesca ha annunciato l’ubicazione di un secondo impianto in Tasmania, in Australia.

L'impianto pilota in Cile che produrrà i primi 130.000 litri di benzina a impatto zero destinati a gare e centri di guida - arrivando a 55 milioni entro il 2024 e 550 l’anno entro il 2026 - è solo il primo passo. Porsche ha deciso di raddoppiare il proprio impegno sugli e-fuel, i carburanti sintetici.

Insieme a HIF Global LLC, holding attiva nello sviluppo di impianti per carburanti alternativi, di cui la casa di Stoccarda ha acquisito il 12,5 per cento ad aprile scorso, nel 2024 inizierà la realizzazione di un'infrastruttura in Tanzania, che sarà terminata nel primo semestre del 2026.

L’impianto avrà una vita operativa di 40 anni e sarà in grado di produrre 100 milioni di litri l’anno di carburanti sintetici, con una riduzione potenziale di biossido di carbonio (CO2) di circa 260.000 tonnellate, l’equivalente della percorrenza annua di 52.000 automobili.


La scelta di ubicare l'impianto in Tasmania non è frutto di un calcolo economico ma ambientale. È infatti elevata la possibilità di produrre energia rinnovabile, quindi idrogeno verde per la produzione di e-fuel, in maniera costante. Da notare, poi, che secondo le stime la produzione rinnovabile in Tasmania dovrebbe raddoppiare entro il 2040, ma già da dicembre 2020 le fonti rinnovabili coprono il 100% dei consumi.


Il grande vantaggio degli e-fuel è che possono essere utilizzati oltre che sulle auto che verranno - sono moltissimi gli acquirenti che di auto elettriche sportive non vogliono neanche sentire parlane - anche su quelle già in circolazione.

Così facendo, si potrebbe ridurre significativamente l’impronta ambientale dell'attuale parco circolante. Inoltre, le Porsche non nuove (come le Ferrari, le Lamborghini, le Mercedes, le Aston Martin e molte altre) per ricambi, manutenzioni, perizie, raduni, certificazioni rappresentano una fonte di entrate tutt'altro che marginale per chi le ha prodotte.