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Liberia, tra rinnovabili e mancanza di accesso all’elettricità

Tra instabilità politica, guerre civili e mancanza delle più semplici infrastrutture, come le strade, in alcuni Paesi africani è ancora difficile progettare e sviluppare impianti per la produzione di energia rinnovabile. Ancor di più in quelle zone in cui la maggioranza della popolazione non è neppure raggiunta dall’elettricità.

In Liberia, Stato sulla costa occidentale dell’Africa con una popolazione di 5 milioni di abitanti, entro la fine del 2022 inizieranno i lavori di costruzione della mini-centrale idroelettrica da 2,13 MW, sul fiume Gee.


Il progetto è finanziato dal Fondo per lo sviluppo di Abu Dhabi (ADFD) mentre la RREA (Agenzia per l’energia rurale e rinnovabile della Liberia) darà supporto nella gestione e supervisione degli appalti e nella realizzazione dei lavori.


In conseguenza anche della guerra civile, terminata nel 2003 che ha distrutto gran parte del settore energetico del Paese, nella capitale Monrovia meno del 20 per cento della popolazione ha accesso all’elettricità. Percentuale che cala drasticamente nelle zone rurali.


Grazie anche al supporto dell’United Nations Development Programme (UNDP) il governo punta a collegare entro il 2030 il 70 per cento degli abitanti della capitale e, con la Strategia per l’energia rurale (RESMP), a fornire elettricità al 35 per cento del resto della Liberia, a beneficio di circa 1,3 milioni di abitanti.

Secondo il RESMP il potenziale idroelettrico del Paese è di 2,3 GW. L’UNPD sta cofinanziando con il governo della Liberia anche un progetto di valutazione dei fabbisogni energetici del Sud-Est dello Stato, in fase di attuazione da parte della RREA e del Dipartimento dell’energia del Ministero delle terre e delle miniere.