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Idroelettrico in Italia: grande potenziale e corsa a ostacoli verso la transizione energetica

L'idroelettrico è la prima fonte rinnovabile per la generazione di energia nel nostro Paese (40,7%), un primato che fa ben sperare in ottica di transizione e sicurezza energetica.

Si tratta infatti di una tecnologia a basse emissioni di CO2 e che consente di immagazzinare energia green grazie al pompaggio, garantendo al tempo stesso la stabilizzazione della rete elettrica.

Un potenziale che l’Italia rischia di disperdere se non saranno effettuati investimenti per ammodernare gli impianti idroelettrici italiani, il 70% dei quali ha più di 40 anni.

Una situazione aggravata dal fatto che l’86% delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche è scaduta o scadrà entro il 2029.


Alla luce della crisi energetica aggravata dalla guerra in Ucraina, la questione della sorte delle concessioni idroelettriche assume oggi un ruolo centrale nel dibattito pubblico.

Il nodo riguarda la proroga della scadenza delle concessioni e l’assegnazione attraverso gare con procedure ad evidenza pubblica, aperte a operatori esteri, come prevede la normativa attuale.


Lo studio di The European House-Ambrosetti presentato nel corso dell’evento “Le concessioni idroelettriche in Italia: incertezze e opportunità per il rilancio del Paese”, organizzato con Enel, A2A e Edison rivela che prorogare la scadenza delle concessioni attrarrebbe investimenti per 9 miliardi di euro.


Inoltre, determinerebbero un incremento della produzione di energia idroelettrica stimato tra il 5% (+2.475 GWh) e il 10% (4.950 GWh), rispetto allo scenario attuale, pari al fabbisogno di almeno 1 milione di famiglie.


Secondo lo studio, i 9 miliardi di investimenti genererebbero 26,5 miliardi di euro aggiuntivi, tra effetti indiretti e indotti, portando benefici alle casse dello Stato. Basti pensare che il solo gettito derivante dall’IVA ammonterebbe a 3,9 miliardi di euro.


Nel corso dell’evento è emersa la convinzione condivisa che l’ampia apertura del mercato italiano delle concessioni per uso idroelettrico ci ponga in una posizione di non reciprocità rispetto agli altri Paesi europei, chiusi alla concorrenza. Una disparità che danneggerebbe gli operatori italiani.



“Per valorizzare il ruolo strategico dell’idroelettrico in Italia è necessario, a livello europeo, garantire un’equità di trattamento tra gli operatori degli Stati membri e una maggiore omogeneità della normativa – ha sottolineato Nicola Lanzetta, Direttore Italia di Enel - mentre a livello nazionale è prioritario creare le condizioni per una maggiore certezza per gli operatori sul ritorno dell’investimento”.


Edoardo Lisi