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De Albertis (Assimpredil ANCE): “Collaboriamo per costruire un futuro sostenibile”

“Ancora di più, dopo quello che è successo, è chiaro a tutti che per vincere le sfide che

abbiamo davanti è necessaria la condivisione: di valori e di obiettivi”.

Inizia con questa riflessione e con una chiamata alle armi l’ampia intervista di copertina a

Regina De Albertis, presidente di Assimpredil ANCE (l’Associazione dei Costruttori Edili),

che apre l’ultimo numero di Nuova Energia.


“In questa fase decisiva per il Paese - continua Regina De Albertis - il settore delle

costruzioni è chiamato a interpretare un ruolo centrale nella partita della transizione”. E non solo perché economicamente rappresenta, con tutta la filiera che attiva, il 20 per cento del Pil e ogni euro investito qui, ne genera tre. Il settore ha un ruolo chiave anche perché consente la realizzazione di quelle infrastrutture che permettono al Paese di essere meglio collegato, il che significa essere più competitivo a livello europeo e mondiale. Non a caso, il Pnrr riserva al comparto il 48 per cento delle risorse.

“Per rendere il mondo più sostenibile dal punto di vista ambientale, l’edilizia è centrale; visto che la maggior parte degli edifici in cui viviamo è stata costruita prima dell’entrata in vigore della normativa sull’efficienza energetica. Con l’Ecobonus prima e con il 110% poi, abbiamo portato all’attenzione dei cittadini l’opportunità di mettere mano all’efficientamento energetico del costruito”.

“Oggi il tema prestazionale - continua la presidente - è centrale in tutti i progetti. Se ognuno farà la propria parte, i risultati saranno enormi perché la filiera edilizia è responsabile di quasi il 40 per cento delle emissioni totali di CO2”.


Se il lockdown ha determinato anche per il comparto edile un andamento negativo, il 2021 potrebbe portare a un cambiamento di rotta, anche grazie alle opportunità rappresentate dal Superbonus e dai fondi del Pnrr. Le stime ANCE prevedono infatti un +8,6 per cento degli investimenti in costruzioni, trainati principalmente dal comparto del recupero abitativo (+14 per cento).

Rimane però uno scoglio tutto italiano: l’eccesso di burocrazia, che spesso blocca ogni

intervento. “Credo – dichiara De Albertis – ci sia un modo per risolvere la situazione: serve un nuovo patto di fiducia con la pubblica amministrazione. Per realizzare un’opera sopra i 3 milioni di euro ci vogliono in media più di 15 anni; parliamo di tempi biblici...”.

ANCE ha mappato prima della pandemia circa 750 cantieri fermi, di grandi e piccole dimensioni, per un valore di oltre 60 miliardi di euro, bloccati per problemi legati a rimpalli tra ministeri, ad autorizzazioni soggette a vari passaggi di controllo. Questo crea una stagnazione totale.

“Crediamo sia necessario creare nuove forme di partenariato pubblico-privato perché è vero che con il Pnrr arriveranno tantissime risorse, ma di queste 2/3 sono a fondo perduto e 1/3 sono a debito. Ci vuole un nuovo patto di fiducia che coinvolga gli amministratori pubblici e le imprese: gli obiettivi sono gli stessi, la visione è comune”.