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Cina, il teleriscaldamento «nucleare» fa risparmiare 900.000 t di carbone

Dopo un test durante il quale sono state raggiunte le abitazioni e gli uffici nelle vicinanze dell’impianto, nel 2020 il calore generato dalla centrale nucleare di Haiyang, nella provincia cinese dello Shandong, è stato immesso nella rete di teleriscaldamento per riscaldare gli edifici cittadini.

Ora, la State Power Investment Corp ha annunciato l’estensione della rete che, grazie alla posa di 23 chilometri di nuove tubazioni, porterà il calore estratto dall’unità 2 dell’impianto di Haiyang fino alla città di Weihai. Sarà così realizzato il primo progetto per la fornitura di calore nucleare a lunga distanza e interregionale della Cina.


La rete ampliata potrà riscaldare un’area di 13 milioni di metri quadrati, soddisfacendo il fabbisogno di calore di 1 milione di abitanti. Grazie al calore generato dalla centrale nucleare, sarà evitato ogni anno il consumo di circa 900.000 tonnellate di carbone e ridotte le emissioni di CO2 di 1,65 milioni di tonnellate.


L’intero progetto del teleriscaldamento da fonte nucleare ha richiesto fino ad ora un investimento di 57 milioni di dollari; la stazione di pompaggio nell’unità 2 e la nuova rete di tubazioni dovrebbero essere messe in funzione entro la fine del 2023.


Sempre in Cina, nella provincia meridionale dello Zhejiang, ha preso il via la prima delle tre fasi del progetto dimostrativo di teleriscaldamento nucleare presso la centrale di Qinshan. Obiettivo finale: portare entro il 2025 il calore generato dalla centrale nucleare in un’area di 4 milioni di metri quadrati, coprendo i principali centri urbani della contea di Haiyan e l’intera area di Shupu Town.

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