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Australia e materie prime critiche, 3,6 miliardi per esplorare le risorse minerarie

L’accelerazione nello sviluppo di progetti rinnovabili e della mobilità elettrificata pone al centro dell’attenzione il tema della reperibilità delle materie prime indispensabili per alcune tecnologie green. Da questo punto di vista non ha problemi l’Australia, che secondo l’ultimo rapporto dell’Australia’s Identified Mineral Resources (AIMR) ha la leadership mondiale nella produzione di litio.

In particolare, nel 2021 ne ha prodotte 55 kt, più della metà del litio mondiale, rispetto alle 40 kt del 2020. Produzione che si stima in aumento anche per il 2022, grazie soprattutto all’apertura del progetto Finniss Lithium nel Territorio del Nord.


Il report evidenzia inoltre come il Paese sia leader mondiale anche nella produzione di altri importanti materiali come la bauxite - con una quota di oltre un quarto di quella mondiale - il minerale di ferro, il rutilo e lo zircone e tra i primi cinque produttori di altri 13 minerali: antimonio, carbone nero, cobalto, oro, piombo, magnesite, minerale di manganese, nichel, terre rare, argento, tantalio, uranio e zinco.


L’edizione 2022 del rapporto dell’AIMR mostra soprattutto come la produzione di vanadio, litio e cobalto - indispensabili per le batterie - sia aumentata rispettivamente del dieci, del nove e del sei per cento. Così come i materiali del gruppo platinum, utilizzati nelle auto ibride, la cui produzione ha visto un incremento del 131 per cento. Aumento dovuto anche all’avvio del progetto Julimar, la più grande scoperta al mondo di riserve di palladio-platino degli ultimi vent’anni.


Il Governo di Camberra, con il programma Exploring for the Future, ha investito nell’ultimo anno 3,6 miliardi di dollari per l’esplorazione mineraria; l’importo più alto dell’ultimo decennio.

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