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Nucleare, timori del Parlamento Europeo per la centrale bielorussa

Per rendersi meno dipendente dall’energia russa - il 90 per cento del gas arriva da Mosca - la Bielorussa ha costruito (con tecnologia e denari di Mosca) la sua prima centrale nucleare, a Ostrovets, nel nord del Paese.

Distante soltanto 50 km da Vilnius, capitale lituana, l’impianto ha fin da subito preoccupato non solo i Paesi limitrofi - Lituania, Polonia, Estonia e Lettonia - ma tutta l’Unione Europea e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica IAEA. I timori di una non conformità della centrale nucleare ai requisiti e agli standard di sicurezza internazionali sono avvalorati dai continui ritardi nella messa in servizio: iniziata nel 2013, la prima unità avrebbe dovuto

iniziare a produrre nel 2018.

Le preoccupazioni sono aumentate quando il 3 novembre 2020 Rosatom ha comunicato che l’unità 1 della centrale di Ostrovets era stata collegata alla rete, iniziando a fornire i primi chilowattora al sistema energetico bielorusso.


Ora il Parlamento europeo, con una risoluzione adottata con 642 voti a favore, 29 contrari e

21 astensioni, ha criticato questa frettolosa messa in servizio, sottolineando la mancanza di trasparenza in merito ai frequenti arresti di emergenza del reattore e ai guasti delle apparecchiature più volte verificatisi, chiedendo la sospensione dell’attività commerciale, oltre ad aver provveduto a interrompere gli scambi di energia con la Bielorussia.


Composta da due reattori VVER-1200, con una capacità netta di 2.340 MWe, la centrale nucleare di Ostrovets è stata fortemente voluta dal presidente Lukashenko. Finanziata da Mosca con 22 miliardi di dollari, la prima delle due unità da 1.170 MWe avrebbe dovuto essere operativa entro il 2018 (la seconda entro il 2020). I ritardi accumulati, le interruzioni e infine questa affrettata messa in servizio di una centrale nucleare che non rispetta né gli elevati standard internazionali in materia di ambiente e sicurezza né le raccomandazioni della IAEA, preoccupano gli osservatori internazionali e richiamano alla memoria eventi non così lontani nel tempo. Forse 35 anni non sono sufficienti per imparare certe lezioni.

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