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Scaldare Milano a biomassa? Servirebbe mezza Lombardia!

Per contrastare il riscaldamento globale è necessario ridurre le emissioni di gas serra di circa il 50 per cento entro il 2030, con l’arrivo a quota zero atteso per il 2050. Emissioni che sono dovute soprattutto alla generazione di energia elettrica, al riscaldamento e ai trasporti.


E se è vero che si va verso una sempre maggiore urbanizzazione, la partita si giocherà in larga parte nelle città. Una partita che va giocata già ora. Ebbene, come alimentare i consumi energetici di una città come Milano esclusivamente con soluzioni a energia rinnovabile provate, funzionanti, commercialmente disponibili e a costi conosciuti?


Prova a ipotizzarne lo scenario Gianguido Piani, in un articolo di Nuova Energia.

“Le tecnologie "sostenibili" (con virgolette d’obbligo) di riscaldamento attualmente conosciute

- afferma Piani - sono la generazione termica da fonte solare con accumulo stagionale oppure il riscaldamento a biomassa. In Europa sono stati fatti numerosi tentativi di riscaldamento di quartieri o piccoli insediamenti con generazione solare e accumulo termico stagionale; i risultati però sono stati finora insoddisfacenti e restano parecchi dubbi sulla fattibilità in larga scala di questa soluzione. Restano legna e pellet”.

E se a Milano nel 2018 sono stati consumati 1.036,3 milioni di metri cubi di metano, con un

contenuto energetico di 11.078 GWh, l’area boschiva necessaria per alimentare tali consumi risulta essere 10.000 chilometri quadrati. E dal momento che la Lombardia ha un’estensione di 24.000 chilometri quadrati, il bosco ideale per riscaldare Milano prenderebbe poco meno della metà dell’intera superficie regionale.