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Arrigoni (Lega): “Cosa manca nel PNIEC? Un po’ di sano pragmatismo...”

Nel tentativo (non facile) di dare vita a un dialogo a distanza sui programmi e gli obiettivi al 2030 e al 2050, Nuova Energia ha scelto di incontrare alcuni esponenti della nostra classe politica per ragionare sulla situazione energetica italiana.



Nel numero in distribuzione, incontriamo il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento Energia della Lega, che spiega come le politiche energetiche e ambientali devono tenere conto anche degli impatti - spesso importanti - che hanno sul sistema produttivo del nostro Paese, “smarcandosi” da ideologie e voli pindarici.

“Il Green Deal europeo prevede che al 2050 l’Europa sia climaticamente neutra - spiega Arrigoni - con una riduzione ulteriore delle emissioni di CO2 già nel 2030. Questi obiettivi impattano ovviamente anche sul PNIEC. Ma ci si dimentica che il mondo produttivo italiano ha già fatto investimenti e programmi necessari per traguardare gli obiettivi 20-20-20, sostenendo costi che vanno già a incidere sulla competitività delle nostre imprese. E ci sono chiesti nuovi sforzi, e quindi ulteriori costi, quando il nostro Continente è responsabile per il 10 per cento delle emissioni globali. Poiché da sempre siamo vicini al nostro tessuto imprenditoriale - continua il senatore Arrigoni - siamo preoccupati per un possibile innalzamento dei target al 2030”.


“Il PNIEC prevede obiettivi sfidanti, ma se lo analizziamo nel dettaglio sono molti i dubbi che sorgono. Quando si parla di produzione da rinnovabili non si può pensare solo al fotovoltaico, dimenticandosi di idroelettrico e geotermico”.

"Anche nel settore dei trasporti, il sostegno è dato solo alla mobilità elettrica. E gli altri combustibili? “Ma è proprio il buon senso che sembra mancare nei decreti e nei Piani nazionali. Nel Decreto Clima, per fare un altro esempio di scostamento dalla realtà, sono previsti incentivi solo per gli autobus elettrici, che ad esempio nelle zone montane sono difficilmente utilizzabili”.