Ci sarebbe stata la possibilità, tramite la legge di bilancio 2021, di porre rimedio alla distorsione che esclude il teleriscaldamento dagli interventi che possono usufruire del cosiddetto Superbonus. Periodo ipotetico dell’irrealtà, perché tale possibilità non è stata sfruttata.

“Ancora una volta lo spirito delle politiche comunitarie sulla sostenibilità – dichiara Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU (Associazione Italiana Riscaldamento Urbano) – non è stato colto, così come le opportunità offerte da tutte le fonti di calore disponibili sul territorio, incluse le rinnovabili, che proprio attraverso le reti di teleriscaldamento possono essere intercettate, recuperate e adeguatamente valorizzate”.
Distorsione particolarmente penalizzante per il teleriscaldamento, perché ostacola la diffusione di una soluzione di provata efficacia nel contrastare le emissioni di anidride carbonica e l’inquinamento atmosferico, specie nelle zone densamente popolate della Penisola.
“Da più parti – continua Spadoni – si rimprovera all’Italia di non adottare misure strutturali; il teleriscaldamento può essere proprio una di queste. Uno dei vettori fondamentali da cui può arrivare un contributo importante per la transizione verde e che, diversamente da quanto accade nel resto d’Europa, non solo non viene sostenuto ma è anzi contrastato”.
Un recente studio congiunto dei Politecnici di Milano e Torino identifica un potenziale di crescita del teleriscaldamento italiano del 400 per cento; potenziale che, se efficacemente sfruttato, consentirebbe di ridurre di oltre 5 milioni di tonnellate l’anno le emissioni di CO2 del Paese: sarebbe come eliminare dalla circolazione oltre 4 milioni di automobili!
Il teleriscaldamento rappresenta una tecnologia sperimentata e flessibile, immediatamente disponibile per accompagnare la transizione energetica delle nostre città; è necessario, però, comprenderne il valore e supportarne la centralità nel percorso di decarbonizzazione del Paese.







