Re Rebaudengo: “Si può fare impresa promuovendo lo sviluppo sostenibile”

Trent’anni fa, parlare di sostenibilità significava muoversi ai margini del dibattito economico e ridurre la CO2 sembrava un esercizio teorico. Eppure, nel 1995, Agostino Re Rebaudengo fonda Asja Energy scommettendo proprio su questo: produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e ridurre le emissioni di CO2.

Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy
Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy – Photo credit: ImagoEconomica

Festeggiando 30 anni di attività – in un Paese dove la vita media delle aziende è poco più di 12 anni – il fondatore ripercorre con Nuova Energia le tappe di un’impresa che ha fatto della sostenibilità una leva competitiva.

“Ricordo la perplessità del notaio quando cercavo di spiegargli cosa avrebbe fatto Asja. Ho scelto di scommettere su un modello di sviluppo diverso, con la convinzione incrollabile che si può fare impresa creando valore economico, ma anche ambientale e sociale, promuovendo uno sviluppo sostenibile”.

Questa convinzione ha portato Asja a intuire la direzione in cui si stava muovendo il mondo. Partendo dalla valorizzazione del biogas da discarica, è arrivata a investire nell’eolico, nel fotovoltaico, nella microcogenerazione, nella produzione di biometano dalla frazione organica e oggi ha 93 impianti in Italia e all’estero.

“Siamo attivi in Argentina, Brasile e Cina, operando in contesti molto diversi e adattando tecnologie e modelli di business alle specificità locali. In Brasile abbiamo realizzato impianti di biogas da discarica tra i più grandi del Sud America, come quello di Belo Horizonte. In Cina l’approccio è invece estremamente pragmatico: il settore è molto competitivo, ma esistono regole chiare gli obiettivi si raggiungono”.

A Shenyang, dal 2006 è operativo l’impianto di valorizzazione energetica del biogas da discarica che produce non solo energia elettrica, ma anche calore e vapore, contribuendo all’efficienza del distretto industriale locale.

In questi 30 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante. Questo rende indispensabile innovare costantemente i propri impianti; il che significa repowering e digitalizzazione.

“Nel 2024 abbiamo avviato importanti interventi di repowering sui nostri impianti eolici e fotovoltaici – prosegue Re Rebaudengo. Utilizzando le nuove tecnologie produciamo più energia rinnovabile e in modo più efficiente, con uguale o minore utilizzo di suolo. Parallelamente, stiamo digitalizzando tutti i processi: dai sistemi ERP al monitoraggio in tempo reale tramite cloud e intelligenza artificiale”.

E se, guardando al futuro, ci aspettano tecnologie ancora più interconnesse – sistemi di accumulo avanzati, gestione intelligente dell’energia, maggiore integrazione tra fonti – l’attenzione si sposta sulla necessità di infrastrutture in grado di elaborare questa enorme quantità di dati. In questo contesto si inserisce il progetto di Asja Energy per la realizzazione di un data center nell’area ex-Bonafous a Torino.

Con un investimento di 1 miliardo di euro, il progetto riqualifica una zona storicamente industriale, trasformandola in un polo tecnologico d’eccellenza: 90.000 metri quadrati, con una capacità IT iniziale di 125 MW (espandibile fino a oltre 300 MW).

Durante la costruzione saranno impiegate 1.200 persone per circa tre anni e, una volta a regime, il data center genererà oltre 4.000 posti di lavoro, tra diretti, indiretti e indotto: ogni anno saranno investiti tra i 50 e i 70 milioni di euro in manutenzione e servizi, affidati in larga parte a imprese locali.

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