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Petrolio, domanda in calo... ma non è la fine

In linea con quanto pubblicato nell’ultimo World Energy Outlook della IEA, anche la recente analisi della società di consulenza energetica indipendente Rystad Energy rivede in modo significativo le previsioni sulla domanda di petrolio a lungo termine.


Si prevede infatti che la persistenza della pandemia e la conseguente crisi economica, le restrizioni nei collegamenti e allo stesso tempo l’accelerazione verso la transizione energetica possano determinare un calo della domanda di petrolio nel 2020, attestandosi a 89,3 milioni di barili al giorno, rispetto ai 99,6 milioni di barili al giorno nel 2019, in una situazione pre-crisi.

Sempre secondo questa analisi, la domanda potrebbe tornare a 94,8 milioni di barili/giorno nel 2021, anche se la lenta ripresa dovrebbe influenzare in modo permanente i livelli della domanda globale di petrolio, riducendo di almeno 2,5 milioni di barili/giorno le previsioni fatte prima del Covid-19.


E guardando più in casa nostra, la transizione energetica, più della pandemia, ha già fatto la sua prima vittima: dopo 72 anni, nel silenzio mediatico, l’Unione Petrolifera ha cambiato nome, ribatezzandosi Unem (Unione energie per la mobilità). Un silenzio, come sottolinea Giuseppe Gatti nel suo editoriale su Nuova Energia, che è “testimonianza di come l’oil sia ormai considerato morto e defunto”. Ma, evidenzia sempre Gatti “è una fuga in avanti che ignora barriere tecnologiche ancora da superare come economics che non tornano”.

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