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Incendi, la mano dell’uomo conta più del clima

Il Mediterraneo brucia. Dall’Italia alla Turchia, passando per la Grecia, gli incendi stanno caratterizzando anche l’estate 2021. Non solo nel nostro emisfero, purtroppo: oltreoceano, negli Stati Uniti in particolare, la situazione è altrettanto preoccupante.


Colpa del clima, si dirà. Certo, ma solo in parte o, meglio, solo se il climate change viene preso come concausa. Infatti, se per il cambiamento climatico la causa antropica è ancora

soggetta a diatribe e distinzioni – almeno sulla percentuale di colpa – per gli incendi che stanno devastando migliaia di ettari delle nostre terre non c’è alcun dubbio: il responsabile è l’uomo.

Secondo i dati del Corpo Forestale e del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri riferiti alla Distribuzione percentuale del numero d'incendi per causa, nel 2018 solo il 3,2 per cento degli incendi è stato causato da eventi

naturali e ben il 50,2 per cento innescati volontariamente. Percentuale che aumenta in maniera esponenziale e supera il 90 per cento se aggiungiamo gli eventi descritti come non classificabili (23,1 per cento) e involontari (20,1 per cento) ma che escludono comunque la causa naturale. A completare la torta, i roghi di cui resta dubbia l’origine (3,4 per cento).


Dati suffragati anche dal National Interagency Fire Center degli Stati Uniti, che riporta come su 58.950 incendi del 2020, ben 53.563 hanno avuto come innesco la mano dell’uomo. Già nel 2017 – un annus horribilis lato incendi in Italia – Nuova Energia aveva voluto vederci chiaro analizzando i dati che RSE - Ricerca sul Sistema Energetico aveva elaborato nell’ambito del progetto europeo Ensembles per la valutazione del rischio di incendio nei territori interessati dalle linee elettriche. Anche lo studio RSE assumeva che la maggior parte dei roghi erano innescati dall’azione umana e, in aggiunta, stimava per il trentennio 2021-2050 un aumento di almeno il 20 per cento delle condizioni favorevoli all’innesco degli incendi e, quindi, al verificarsi di situazioni distinte da una maggiore difficoltà di controllo dei roghi.


È solo qui che il cambiamento climatico entra in gioco. Forti venti, stagioni secche e alte temperature sono infatti condizioni meteorologiche che favoriscono l’innesco e la propagazione delle fiamme. Dove è necessario agire subito è quindi sull’uomo.

“C’è un problema di manutenzione e di civiltà - ha sottolineato Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, nel corso dell’informativa urgente del Governo sugli incendi del 5 agosto. “Se, da un lato, dobbiamo essere molto coscienti del fatto che siamo più vulnerabili di quanto non fossimo in passato, dall’altro dobbiamo comprendere che esiste un problema di manutenzione dei territori, perché qui stiamo parlando di qualcuno che brucia e, nella maggioranza dei casi, per interessi reconditi”.

“Meno del 2 per cento degli incendi – ha proseguito Cingolani - sono di origine naturale mentre oltre il 70 per cento è responsabilità nostra e incide su un sistema predisposto dal punto di vista climatico”.

Prevenzione e controllo sono quindi fondamentali. Tra le azioni previste dal nostro Pnrr c’è anche lo sviluppo del monitoraggio tramite satelliti e droni per la prevenzione degli incendi. Riusciranno a vedere anche dentro l’animo umano?


Massimo Ventura