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In Polonia via dal carbone con l’eolico offshore

Il phase-out dal carbone è alla base del processo di decarbonizzazione intrapreso

dall’Europa. Una strada non semplice e scontata per Paesi che hanno in questa fonte fossile la loro principale risorsa energetica.


La Polonia, che ancora nel 2020 lo ha usato ricavandone il 71 per cento dell’energia elettrica, ha adottato una nuova politica energetica al 2040 (PEP2040) per ridurne gradualmente l’utilizzo, portando al 56 per cento la sua quota nel mix energetico al 2030, con un aumento al 23 per cento della quota di energia da FER.

Per accrescere la generazione da rinnovabili, il governo polacco punta in particolare a sviluppare l’eolico. Con uno stanziamento previsto di 22,5 miliardi di euro saranno realizzati parchi eolici offshore per una capacità di 5,9 GW al 2030 e 11 GW entro il 2040, che porteranno alla creazione di 60.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti.

Sempre all’interno della PEP2040, si prevede che nel 2024 la capacità fotovoltaica possa raggiungere gli 8,3 GW. Nel 2020, secondo i dati di Polskie Sieci Elektroenergetyczne (PSE), la società che gestisce la rete elettrica polacca, il carbone fossile ha rappresentato il 47 per cento della produzione di energia primaria, seguito da lignite (24,9 per cento), gas naturale

(9,1 per cento), petrolio greggio (1,6 per cento) e fonti rinnovabili (10,75 per cento).