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Energia, in vista del difficile inverno anche la Norvegia rischia il razionamento

È un’estate energeticamente difficile per tutti, anche per la Norvegia. Nel Paese scandinavo, ricco di petrolio e gas naturale abbondantemente sfruttati per finanziare la transizione ecologica, i prezzi dell’energia elettrica sono ormai arrivati a livelli inimmaginabili perché le centrali idroelettriche sono in grande difficoltà.


Terje Lien Aasland - Foto Bernt Sønvisen

Gli invasi sono troppo poco pieni e finora si è prodotta il 18 per cento di energia elettrica in meno rispetto allo scorso anno. La situazione è “incerta e impegnativa”, per quella che viene definita una “fornitura di energia dipendente dalle condizioni atmosferiche”.


Queste le parole allarmate del Ministro del Petrolio e dell’Energia, Terje Aasland. Il governo norvegese ha infatti già adottato diverse misure sia per ridurre i prezzi dell’elettricità per le famiglie, sia per garantire la fornitura di energia durante l’inverno. Misure che, nonostante i risultati positivi, potrebbero aver bisogno di ulteriori interventi.


Il livello di riempimento dei bacini idroelettrici è molto basso, tanto da non poter completamente escludere completamente un periodo di razionamento dell’elettricità nella primavera del 2023. Se la cosa dovesse avvenire, probabilmente si tratterebbe di un’area molto circoscritta del Paese e per un periodo limitato - giorni o settimane - tra aprile e maggio e riguarderebbe soprattutto le imprese. In Norvegia l’energia elettrica è generalmente usata per riscaldare le abitazioni, tanto che il consumo medio è superiore ai 14.000 kWh annui (oltre sei volte quello italiano).


La Norvegia è più grande produttore di energia idroelettrica d’Europa, tanto che, oltre a coprire il 90 per cento del fabbisogno elettrico nazionale, funge da batteria per diversi Paesi del Vecchio Continente. Nelle ultime settimane i produttori di energia idroelettrica sono stati inviati a ridurre la produzione e diminuire le esportazioni proprio per risparmiare acqua per il prossimo inverno. Che dunque si prospetta sempre più difficile, almeno per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.