• SOSTENIBILITÀ

Digitalizzazione e sostenibilità, un must have del Pnrr italiano

Sanare il gap tecnologico del Sistema Paese e, nel medio termine, riconvertire le produzioni verso modelli più sostenibili, gli unici destinati a ripagare l’investimento e a far ritornare competitivi. La proposta dei manger per uscire dalla crisi.

Ormai nei diversi Stati del Vecchio Continente non si parla (quasi) d’altro che dei fondi europei per la ripresa post-Covid. Anche perché ad aprile scade il termine ultimo per la consegna alla Commissione dei singoli Piani degli Stati membri, per essere valutati e (speriamo bene!) approvati. Il nostro Pnrr - Piano nazionale di ripresa e resilienza, si articola su 6 aree tematiche di intervento (digitalizzazione, transizione ecologica, istruzione…) per un investimento totale di oltre 200 miliardi di euro. Mica pizza e fichi. Le 6 missioni elencate nel Piano illustrano la strategia top-down immaginata dal governo italiano per la ripresa del Paese e delle imprese. Ma cosa ne pensano le aziende, quali sono le strategie per loro importanti?


Federmanager si è interessata all’opinione di chi il Pnnr lo vedrà applicato direttamente, chiedendo a oltre 2.000 manager quali dovranno essere le priorità degli investimenti europei. I risultati dell’indagine, condotta attraverso due survey erogate tra ottobre-novembre 2020 e febbraio 2021, sono stati presentati il 18 febbraio durante il web talk organizzato da Federmanager in collaborazione con l’Osservatorio 4.Manager e Esgr. L’intervista a due riprese ha permesso di fare un confronto tra le risposte della prima e della seconda ondata e vedere come e se (a tre mesi e due Governi di distanza) sono variate le opinioni.


Al primo posto come investimento prioritario - per il 74,6 per cento degli intervistati di febbraio, il 3,2 per cento in più rispetto alla prima survey - si conferma la digitalizzazione avanzata delle PA e dei servizi. Sul secondo gradino del podio troviamo gli investimenti nei settori educativi per supportare le competenze digitali (indicati dal 53 per cento del campione). La terza piazza se la aggiudica la diffusione in tutte le regioni italiane di fibra e 5G per imprese, famiglie e PA (per il 47,1 per cento, dato che sale al 52,9 per cento per coloro che lavorano nelle PMI).


L’opzione di incentivare l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili nei processi produttivi non va oltre il quinto posto nelle preferenze, guadagnandosi il consenso del 43 per cento degli interpellati (in calo di tre punti rispetto alla survey 2020). La sostenibilità tuttavia è ritenuta è un fattore fondamentale per la ripresa: per il 67,1 per cento dei manager non adeguarsi alle direttive significa avere minori spazi sul mercato e subire forti limitazioni all’impresa a causa di normative più rigorose (per il 66,5 per cento). Sulla carta, dunque, la decarbonizzazione dell’economia è ritenuta importante. Ma quando si tratta di decidere dove mettere i propri soldi, le cose cambiano...


Federmanager ha raccolto anche i dati sugli investimenti che le aziende intendono fare nella fase post pandemia. Oltre al molto generico dare priorità a nuovi prodotti e servizi e all’immancabile attività di ricerca e sviluppo (rispettivamente il 58,6 e il 30,3 per cento), tra le azioni strategiche per il futuro svetta la trasformazione digitale (35,4 per cento) e la diversificazione del mix di prodotti e servizi (28,4%). Le voci sostenibilità ed economia circolare negli investimenti e nelle attività strategica si aggiudicano rispettivamente il 17,8 e il 19,7 per cento delle risposte. Ma c’è anche un ma. La crisi si fa sentire: il 12 per cento delle aziende non ha in programma alcun investimento e il 10 per cento alcuna azione strategica.

“Percepiamo una maggiore preoccupazione verso l’andamento economico - ha commentato Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager. I manager mostrano però di avere ben chiare le soluzioni: nel breve termine, sanare il gap tecnologico che esiste nel sistema, non solo nel mondo dell’impresa. Nel medio termine, riconvertire le produzioni verso modelli più sostenibili, che sono gli unici destinati a ripagare l’investimento e a far ritornare competitivi”.

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