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Consumi energetici e Covid-19: lo scenario canadese

La pandemia da Covid-19, oltre a segnare drammaticamente la vita di milioni di persone in tutto il mondo, ha avuto un impatto significativo anche sui sistemi energetici; e quello canadese non fa eccezione. È ciò che emerge dall’ultimo rapporto della Canada Energy Regulator (CER), l’Autorità di regolazione dell’energia.


Il documento Canada’s Energy Future: Energy Supply and Demand Projection to 2050 analizza la situazione del settore energetico nazionale alla luce degli effetti dovuti alla pandemia e come le nuove tecnologie, le politiche climatiche, i comportamenti e i mercati avranno un impatto sul consumo energetico canadese nei prossimi 30 anni.

Basato sui 60 anni di storia del National Energy Board, che ha iniziato a rilasciare proiezioni a lungo termine nel 1967, il documento sottolinea come il Covid-19 abbia avuto un impatto significativo sul sistema energetico canadese. Si stima infatti che il consumo di energia nel 2020 diminuirà del 6 per cento rispetto all’anno precedente, più del calo registrato durante la crisi finanziaria del 2009. Inoltre diminuirà del 7 per cento la produzione di greggio, circa 335 mila barili al giorno, sempre rispetto al 2019, con gli effetti acuti della pandemia che si dissolveranno lentamente solo nei prossimi due o tre anni. Infine, la produzione di elettricità vedrà un calo del 3 per cento.


Analizzando le politiche climatiche-energetiche in atto, il documento della CER prevede che il consumo di combustibili fossili, che ha raggiunto il picco nel 2019, diminuirà nei prossimi 30 anni ma, senza una transizione energetica accelerata, questi ultimi rappresenteranno ancora più del 60 per cento del mix energetico del Canada nel 2050.

La quota delle rinnovabili aumenterà dal 23 per cento del 2019 al 38 per cento entro il 2050, con il nucleare al 2 per cento.