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Come rompere il ghiaccio: il trasporto di LNG nelle acque artiche

Da alcuni anni quello del riscaldamento globale è un tema molto presente nei dibattiti politici. Le temperature in aumento a causa della CO2 in atmosfera non solo infiammano gli animi, ma fanno anche ribollire l’acqua: gran parte del calore, infatti, viene assorbito dagli oceani causando tra l’altro lo scioglimento dei ghiacci polari. Una vera doccia fredda, o piuttosto in questo caso calda…


A quanto pare, però, non tutto il mare viene per nuocere. Con l’aumento delle temperature nell’Artico e lo sviluppo dei tanker si è aperto – o si può dire sciolto – un canale commerciale per il trasporto di LNG dalla Siberia verso lo stretto di Bering. In pratica una scorciatoia che costeggia la Russia in tutta la sua lunghezza e che assicura il contatto con i mercati europei e asiatici. Una vera strada per Eldorado in mezzo ai ghiacci.

Non è la prima volta che si cerca un passaggio nell’Artico per raggiungere velocemente Europa e Asia: molti ci hanno provato nel corso del tempo ma oggi i tanker sono in grado di farsi largo tra lastre di ghiaccio spesse anche due metri e di viaggiare tutto l’anno, seppur con qualche difficoltà nel periodo invernale.


Per trovare l’LNG non si è dovuti andare lontano: la penisola siberiana dello Yamal e le sue vaste riserve di gas sono proprio di strada, come racconta l’Economist. Novatek, la compagnia russa che possiede i diritti per lo sfruttamento dei giacimenti, allettata dall’aumento della domanda dei mercati asiatici, a gennaio di quest’anno ha finanziato tre spedizioni di tanker classe Arc-7, in grado di rompere il ghiaccio e alimentati con lo stesso gas che trasportano – quindi decisamente meno inquinanti rispetto alle navi tradizionali.


La Russia è diventata parecchio sensibile al tema della sostenibilità ambientale dopo l’incidente con la Nornickel, società mineraria e metallurgica. Non una società russa qualsiasi, ma la principale produttrice al mondo di nickel e palladio che lo scorso anno, causa una perdita di gasolio, si è ritrovata a dover pagare una multa da capogiro: quasi 1,7 miliardi di euro. È la sanzione più alta mai imposta ad un’azienda russa per danni ambientali. Quindi meglio il gas naturale liquefatto, che in caso di impatto tra il tanker e il ghiaccio in stile Titanic evapora... senza troppi spargimenti di olio! Con la rotta artica si registra anche un bel risparmio di tempo: la Northern Sea Route (NSR) consente di raggiungere i porti europei e asiatici risparmiando 4.000 miglia (circa 7.400 chilometri) rispetto alla rotta del canale di Suez. 10 giorni in meno in mare. Nei progetti Novatek i tanker classe Arc-7 si occuperanno del trasporto dal terminal di Sabetta in Yamal verso due nuovi hub previsti nei pressi di Murmansk, a ovest, e in Kamchatka, a est. Grazie alla vicinanza con i Paesi scandinavi, Murmansk apre al mercato europeo, mentre la Kamchatka assicura un collegamento con i mercati asiatici. Dagli hub partiranno tanker standard, più economici e sprovvisti dei rinforzi per il ghiaccio, verso l’Europa e l’Asia. Sempre secondo quanto riportato dall’Economist, le riserve in Yamal potranno fornire almeno 70 milioni di tonnellate di gas naturale ogni anno, e con l’affollamento del canale di Panama e di Suez la nuova Northern Sea Route per l’LNG comincia a far gola anche ad altri Stati. Peccato che per ora il transito sia consentito solo con il benestare russo; con buona pace degli americani che richiedono invece circolazione libera per tutti. Comunque sia, anche se l’investimento artico non dovesse ripagare, per la Russia c’è sempre il mercato domestico: solo il 70 per cento del Paese è raggiunto dalla rete gas. Matilde Rosini