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Cina, caldo e siccità lasciano a secco le EV

Anche la rete di distribuzione elettrica cinese è messa a dura prova dal caldo torrido e dalla siccità. In Sichuan, regione alimentata per la maggior parte da energia idroelettrica, la situazione è talmente critica che le autorità hanno costretto Tesla e Nia a disconnettere le colonnine di ricarica.

Caldo e siccità sono un binomio pericoloso per la rete elettrica. Insieme alle temperature salgono anche i consumi, complici principalmente i condizionatori. In pochi riescono a fronteggiare l’ondata di caldo record senza ricorrere al sistema di raffrescamento per eccellenza. Per questa ragione, in Cina questa estate la domanda di elettricità è aumentata di circa il 25 per cento.


Dopo le riduzioni chieste alle aziende più energivore, a farne le spese sono ora le automobili. Come segnala la redazione online di Quattroruote, nella regione del Sichuan, Tesla e Nia sono state costrette a disconnettere le colonnine di ricarica delle proprie vetture elettriche per limitare i consumi, a favore di abitazioni e fabbriche.


Attualmente nelle metropoli di Chengdu e Chongqing la maggior parte dei Supercharger Tesla non sono attivi, fatta eccezione per alcune infrastrutture funzionanti solo di notte, quando la domanda di elettricità è minore. La casa automobilistica ha chiesto inoltre ai proprietari delle automobili di coordinarsi o condividere le proprie stazioni di ricarica domestica.


Come se non bastasse, i possessori di EV Nio non possono sostituire le batterie scariche delle proprie automobili con altre cariche poiché le stazioni dedicate (oltre 900) sono chiuse. Una situazione che assume contorni particolarmente critici nella regione del fiume Yangtze, fortemente dipendente dall’energia idroelettrica, ma che è comune a tutto il Paese.


Motivo per il quale il vicepremier Han Zheng, in barba alla sostenibilità, ha dichiarato che la Cina aumenterà il sostegno agli impianti di generazione a carbone per mantenere una fornitura stabile di energia.


Una decisione che solleva diversi interrogativi. Uno fra tutti: ha senso indirizzare gli sforzi comuni verso la mobilità elettrica anche se a muoverla è energia di origine fossile? Se si volesse essere coerenti con i principi del Fit for 55 la risposta è no. L’International Energy Agency avvisa infatti che i benefici che l’elettrificazione dei trasporti porterà, in termini di riduzione dell’inquinamento e delle emissioni, saranno tali solo se l’energia necessaria per muovere i mezzi sarà prodotta da rinnovabili.


Edoardo Lisi