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Caro energia UK, con la strage di provider cresce la povertà energetica

Il caro bollette non colpisce solo l’utente finale, industriale o domestico che sia. Una conseguenza altrettanto dirompente ricade su chi, questa elettricità, la commercializza: i cosiddetti provider, molti a rischio fallimento. Caso emblematico, quello della Gran Bretagna, uno dei mercati più liberalizzati al mondo. L’analisi di Nuova Energia.

È metà di settembre 2021 - inizia così l’approfondimento di Carolina Gambino - quando il Segretario di Stato per gli affari economici, l’energia e la stra­tegia industriale del Regno Unito riunisce una serie di incontri mini­steriali di emergenza con i fornitori di energia e l’Autorità di regolazio­ne per sondare la profondità di una crisi che, si spera, non significherà un inverno al freddo e al buio.


Il messaggio delle dichiarazioni pubbliche a corollario degli incon­tri è: niente panico. La sicurezza delle forniture non è in discussio­ne, non ci si aspetta emergenze in questo senso nell’inverno a venire. Invece, a febbraio 2022 la moria di sup­plier è già a quota 31 e serviranno 2,7 miliardi di sterline per dirottare verso aziende più solide i due milioni e mezzo di clienti dei provider falliti; costi che andranno ad appesantire le bollette già poco sostenibili di tutte le famiglie inglesi.


National Energy Action - continua Carolina Gambino su Nuova Energia - nell’aprile 2022 stimava che 6,5 milioni di famiglie britanniche stessero vivendo in condizioni di povertà energetica, un peggioramento rispetto i 4 milioni dell’ottobre 2021.


Ma quel che preoccupa di più è la previsione: i poveri dell’ener­gia potrebbero salire a 8,2 milioni, certo a causa della crisi energetica globale ma anche dei meccanismi particolari di un mercato nazionale dove in un circolo vizioso i provider falliscono a causa dei costi eccessivi, diventando a loro volta fonte di ulteriori costi.