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Caro energia, il cambiamento climatico è in parte responsabile

Nel 2022 il freddo tardivo e la carenza di piogge hanno determinato un calo nella produzione da idroelettrico, compensato solo in parte dalla crescita dell’eolico. La guerra in Ucraina ha poi aggravato ulteriormente la crisi energetica. Il report di Falck Renewables Next Solutions.

Se vi fosse un processo per individuare le responsabilità del rincaro dei prezzi dell’energia, il climate change siederebbe al banco degli imputati.


Le circostanze belliche hanno certamente aggravato una crisi - quella del gas - iniziata dopo l’estate 2021, ma il cambiamento climatico sta facendo la sua parte.


Gli indizi del concorso di colpa stanno tutti nei dati relativi alla produzione green.

Più rinnovabili in rete significa infatti minori importazioni e maggiori sconti sul prezzo giornaliero dell’energia (nel mese di marzo arrivati anche a 180 euro/MWh).


Tuttavia, ad oggi le condizioni meteorologiche sono ancora un fattore determinante nella produzione da FER, almeno sino quando le tecnologie di storage non prenderanno piede maggiormente.


E il riscaldamento globale non aiuta certo in questo senso.


Il freddo tardivo e la forte carenza di piogge che hanno caratterizzato il primo trimestre 2022 in Italia hanno causato un taglio del 50 per cento della produzione di energia idroelettrica.


Un calo compensato solo in parte dalla crescita dell’eolico nel Sud, favorito da un inverno molto ventoso.


Il recente report di Falck Renewables Next Solutions delinea uno scenario poco rassicurante: nel primo trimestre del 2022 i prezzi dell’energia sono aumentati del 320 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021 (59,31 euro/MWh), attestandosi su 249,25 euro/MWh.


Si conferma dunque il trend di crescita, evidente già a partire dall’ultimo trimestre 2021; basti pensare che a dicembre i prezzi hanno toccato una media mensile di 281,24 euro/MWh, +420 per cento rispetto allo stesso periodo 2020.


Nei tre mesi presi in esame, il Prezzo Unico Nazionale (PUN) registra rispettivamente 224,5 euro/MWh, 211,7 euro/MWh e 308,2 euro/MWh. Valori fuori scala se rapportati allo stesso periodo del 2021, ma in linea con l’ultimo trimestre.


“I dati sono fondamentali per analizzare e programmare il futuro del nostro settore, e lo sono ancora di più in situazioni come quella attuale - spiega Luca Prosdocimi, Head of Trading di Falck Renewables Next Solutions - Ecco perché da oltre due anni la nostra divisione fornisce a clienti e operatori un servizio di overview del mercato elettrico. Quest’ultimo report evidenzia in modo significativo l’escalation a cui i prezzi sono soggetti, con una visione che nello scenario attuale, purtroppo, non tenderà a migliorare”.

La filiera delle rinnovabili, si legge nel comunicato diffuso dalla società, è in attesa degli effetti del Decreto Energia.


Un atto che promette semplificazioni per gli iter autorizzativi relativi a nuovi impianti rinnovabili, sbloccando così 60 GW in attesa del via libera.


Un potenziale che, secondo i dati forniti da Elettricità Futura relativi a febbraio 2022, si tradurrebbe in un risparmio per l’Italia di 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, pari al 20 per cento di gas importato.


“Per svincolarci dalla dipendenza strategica ed economica del gas - afferma Francesco Benvenuto, Head of Energy Management di Falck Renewables Next Solutions - dobbiamo puntare sempre di più sulle rinnovabili. È quindi chiaro come il settore sia fondamentale per lo sviluppo energetico del Paese e, di conseguenza, è necessario che le Istituzioni supportino la sua crescita”.


Edoardo Lisi

Report andamento prezzi_1 trimestre 2022
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