La fotografia delle energy company? Un po’ sfocata…

Le limitazioni alle libertà di movimento e di interazione dovute all’emergenza sanitaria hanno cambiato non solo il nostro modo di vivere ma anche le nostre aspettative in qualità di consumatori. Anche energetici…

La fotografia delle energy company? Un po’ sfocata…

I lockdown, totali o parziali, dell’ultimo anno hanno mutato radicalmente la vita quotidiana, familiare e lavorativa. Le nuove modalità del nostro vivere, primo fra tutti il cosiddetto smart working (Mr. Draghi non se ne abbia a male), hanno avuto ripercussioni anche sui consumi. Quelli energetici ad esempio, con un aumento degli impieghi domestici. E con una diversa attenzione al modo in cui ci parlano i nostri fornitori.

Lo studio Post-Invasion, realizzato dalla società di consulenza strategica in comunicazione Omnicom PR Group, ha analizzato la reputazione di 9 settori dell’economia italiana, tra quelli considerati più rilevanti. Il report, con oltre 2.000 intervistati, ha disegnato un consumatore meno fedele e più concentrato su ciò che è funzionale alla vita quotidiana.

Impegno sociale e comunicazione da parte dei brand non bastano a soddisfare le aspettative su innovazione e customer care. Infatti, se la reputazione dipende oggi per il 35 per cento dall’impatto sociale della marca, il customer care è proprio il fattore dove più alte sono le aspettative e maggiori le delusioni. E se Food (35,3 per cento), Grande Distribuzione (30,3 per cento) e Automotive (28,1 per cento) risultano i settori più vitali e con un miglior rapporto tra aspettative ed esperienze, il settore dell’Energia e delle Utility spicca in negativo.

Soffermandosi sul settore Energia, gli intervistati gli attribuiscono una bassa vicinanza valoriale e un basso engagement emotivo. Nonostante sia stato apprezzato l’impegno per una maggiore sostenibilità del business, rimane critico il customer care. Ambiente e attenzione al cliente che rappresentano quegli ambiti dove maggiore è il divario tra aspettative ed esperienze e dove, durante il lockdown, il settore Energia non ha colto l’opportunità di una “presenza solidale”, tenendo anzi un “basso profilo e basso engagement sui media”.

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