La legge istitutiva delle autorità indipendenti compie 30 anni e l’ARERA – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente si appresta a passare dal quarto al quinto collegio. La nomina del nuovo vertice – un presidente, primus inter pares, e quattro componenti – sta guadagnando spazio sulla stampa: diversi nomi si alternano e le indiscrezioni si rincorrono numerose. Accumunate da un incredibile elemento ricorrente.

La storia delle autorità indipendenti italiane – ad eccezione di Banca di Italia, nata a fine ‘800 e Consob e Isvap, istituite rispettivamente nel 1974 e nel 1982 – è relativamente recente: sono nate, infatti, negli anni Novanta del XX secolo e sono il frutto di quel fenomeno che lo storico Luciano Cafagna ha chiamato «la quarantena della politica».
È indubbio, infatti, che in Italia le autorità indipendenti siano riuscite ad affermarsi in conseguenza della profonda crisi che, proprio negli anni ‘90, ha colpito i maggiori partiti politici. È in questo particolare contesto istituzionale che si sono potute radicare formule organizzative estranee alla tradizione e non previste dalla Carta costituzionale.
In questi anni, se da un lato i partiti – ritornati quasi forti – hanno cercato anche con successo di erodere poteri alle autorità indipendenti, dall’altro l’Autorità più attempata, quella per l’energia elettrica e il gas (AEEG), con passare del tempo ha acquisito competenze su nuovi settori. Oggi, infatti, è diventata Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) inglobando nel proprio perimetro di azione acqua potabile, teleriscaldamento e teleraffrescamento, smaltimento dei rifiuti.
La legge istitutiva delle autorità indipendenti, la 481/95, quest’anno compie 30 anni e l’ARERA si appresta a passare dal quarto al quinto collegio. In questi giorni la nomina del nuovo vertice – un presidente, primus inter pares, e quattro componenti – sta guadagnando spazio sulla stampa.
Diversi nomi si alternano, con le indiscrezioni che si rincorrono numerose. Accumunate da un incredibile elemento ricorrente: la presenza tra i papabili di parlamentari in carica, con tanto di strategie e calcoli sul seggio che si liberebbe, in un’ideale soluzione win-win per il partito proponente.
Questo approccio, però – adottato a metà legislatura – oltre a essere, come dire, poco riguardoso dei cittadini che sono andati a votare, pare proprio confliggere con le norme. Quali garanzie di indipendenza può offrire un politico – un politico puro, non un tecnico – che, per necessità di partito, passi direttamente dal parlamento a una Autorità, che dalla politica dev’essere indipendente? «Le Autorità operano in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione» dice chiaramente la Legge.
Lo stesso iter di nomina, poi – decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro competente, questa volta Gilberto Pichetto Fratin a capo dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – non pare facilmente conciliabile con lo status di parlamentare. Dopo la delibera firmata dal Presidente del Consiglio e prima dell’investitura del Capo dello Stato, è necessario infatti il parere favorevole, con maggioranza dei due terzi, dei membri delle Commissioni 8ª e 9ª del Senato e VIII e X della Camera, fatto che implica la necessità di accordarsi su figure condivise da maggioranza e minoranza.
Arduo ipotizzare che il legislatore abbia previsto che un parlamentare voti per sé stesso o si faccia votare da colleghi di partito per un incarico riservato a «persone dotate di alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore». Come da inequivoca formulazione dell’articolo 2, comma 8, della legge 481.
E non si capisce perché Giorgia Meloni prima e Sergio Mattarella, da ultimo, dovrebbero derogare all’indispensabile requisito di professionalità e competenza (a rigore, preclare) settoriali che dovranno possedere i nuovi componenti del collegio al vertice di ARERA.
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